L'affresco venne scoperto nel 1938 su una parete di una domus patrizia lungo la via Mercurio UNA perfetta immagine del concetto di Amore e Morte. Il bell'Adone, ferito a morte da un cinghiale scagliatogli contro dalla gelosia di Ares, spira tra le braccia della sua Afrodite, circondato da amorini e sotto lo sguardo attonito di una donna sulla sinistra, molto probabilmente la personificazione divina di un fiume. Una scena pittorica perfetta, plastica, che occupa da quasi duemila anni la parete di una domus su via Mercurio, negli scavi archeologici di Pompei. L'affresco, scoperto nel 1838, era da tempo sbiadito e sottoposto all'usura del tempo. Oggi, però, ritorna a nuova vita, dopo tre mesi di restauro, il primo in duecento anni, volto a restituirgli l'immagine e i colori esatti della sua stesura originale, nel primo secolo dopo Cristo, a pochi anni dall'eruzione del 79. I lavori sono stati condotti «in maniera filologica», spiega il direttore e archeologo della Soprintendenza Fabio Galeandro, assieme al responsabile unico del procedimento Ernesto De Carolis. Ora l'opera risplende di antica bellezza, rivelando anche dettagli ormai perduti (come il particolare della mano di Afrodite che stringe il braccio di Adone), per un totale di 25 metri quadri dipinti in "quarto stile" (secondo la classificazione pittorica di Vitruvio) su uno sfondo verde, come di bosco. Del resto, ci troviamo in quel che doveva essere il giardino della "Casa dell'Adone ferito", elegante villa appartenuta forse al pompeiano Marcus Asellinus ( da un sigillo ritrovato al suo interno). Il restauro, costato 20 mila euro e tenuto dalla ditta "Officina del Restauro" di Francesco Esposito, con i restauratori Diego Ferrara e Marco Biglietto, con la direzione operativa di Manuela Valentini, è stato possibile grazie a fondi ricavati dalle vendite del libro di Alberto Angela "I tre giorni di Pompei",( Rizzoli) per un progetto d'intesa con la Soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia, diretta da Massimo Osanna. «È un onore per me essere qui - dice Angela - È merito dei lettori se si è raggiunto un tale risultato, che permetterà anche ai nostri pronipoti di ammirare questo tesoro dell'archeologia». Una virtuosa operazione pubblico-privato che, «si spera possa proseguire con ulteriori interventi». Sono 40 i cantieri sparsi per Pompei e «c'è tutto un progetto di recupero per la Regio 6 - dichiara Osanna - dove sorge questa domus, con interventi di recupero strutturale finanziati dai 106 milioni di fondi europei del Grande Progetto Pompei». Il che significa messa in sicurezza e riapertura al pubblico degli ambienti: «Il restauro decorativo dell'affresco - conclude il soprintendente - è un ulteriore quanto prezioso intervento sull'area, grazie a queste risorse esterne». Tra i primi visitatori della megalografia (opere molto rare a Pompei), c'è anche il 34enne tedesco Gabriel Zuchtriegel, alla sua prima uscita pubblica di neo direttore del museo di Paestum, su nomina del ministro Franceschini. «È stato effettuato un intervento eccezionale - dichiara con l'imbarazzo di chi ancora non è abituato all'attenzione dei media - L'Adone morente è uno degli affreschi più raffinati di tutta Pompei. Vederlo così come doveva apparire nel primo secolo, dà una certa emozione». Non si esclude, inoltre, che l'intesa Soprintendenza-Rizzoli-Angela prosegua. In base alle ulteriori vendite del volume, come garantisce il direttore editoriale Luca Ussia, potrebbero essere destinati ulteriori finanziamenti anche al restauro di un altro affresco della casa, la "Toletta di un ermafrodito", che decora una stanza di fronte al peristilio.