Ance sul piede di guerra: così si snaturano i bandi, svilendo il ruolo delle imprese di costruzione ROMA «Cade anche l'ultimo tabù sul leasing immobiliare: le amministrazioni pubbliche saranno libere di realizzare i propri immobili con la formula del leasing, in alternativa al tradizionale appalto di costruzione delle opere. E grazie al leasing le banche entrano, con un ruolo di protagoniste assolute, in questo mercato. A spazzare via anche gli ultimi dubbi sulla possibilità di ricorrere al leasing anche per le opere pubbliche è il disegno di legge sulla competitività, in discussione congiunta alle commissione Affari costituzionali e Bilancio della Camera. Il leasing immobiliare è un contratto in cui la società di leasing mette a disposizione di un ente pubblico un immobile (costruito o da costruire) per un determinato periodo di tempo, dietro pagamento di un canone. Al termine del contratto l'ente può anche decidere di acquistare l'immobile. Con questa formula la Pa riesce a ottenere spazi (parcheggi, scuole, ospedali e persino carceri) «chiavi in mano». Nel nuovo testo, elaborato dal Governo, il leasing diventa un'alternativa pienamente praticabile all'appalto. Tanto che viene detto chiaramente nell'articolo che le norme sugli appalti pubblici si applicano «fatta eccezione per quanto espressamente disposto dal presente articolo». E in effetti nel testo il leasing immobiliare appare come uno strumento solo finanziario. Affidato quindi alle banche. «Le opere pubbliche sono realizzate a cura e spese di un soggetto finanziatore» si legge all'articolo 13 e il riferimento è proprio agli istituti di credito e finanziari riconosciuti da Bankitalia. Saranno loro a sfidarsi in gara per ottenere il contratto. Ai costruttori, selezionati(senza confronto) direttamente dalle banche concorrenti, è riservato un ruolo marginale: ogni banca indicherà in gara l'impresa di fiducia. Ovvio che la soluzione non piaccia per nulla all'Ance: «Si tenta di far passare procedure per l'esecuzione di lavori pubblici in aperto contrasto con la normativa comunitaria ed interna» sostiene il vicepresidente, Enzo Vitale. «Poiché si tratta pur sempre della realizzazione di un'opera pubblica prosegue una gara tra soggetti esercenti esclusivamente attività finanziaria, e fondata solo su requisiti finanziari, snatura le finalità della gara stessa, che dovrebbe vedere protagoniste le imprese di costruzione: in questo modo, invece, resta estraneo al procedimento proprio il contenuto essenziale del contratto, cioè il progetto dell'opera». L'Ance chiede quindi di prevedere la partecipazione alla gara delle banche e dei costruttori in associazione. Un'idea che sta già prendendo piede. La commissione Ambiente infatti inizierà proprio oggi a discutere del parere da rendere sul Ddl. «Al momento sono aperte più ipotesi» anticipa il relatore dell'ottava commissione Adriano Paroli (Fi). «Da quella estrema, di chiedere la cancellazione della norma alla correzione del testo per consentire la partecipazione diretta dei costruttori». Sul punto nessuno dei due relatori, Guido Crosetto (Fi) e Maurizio Saia (An), ha già presentato emendamenti: «Anche perché finora nessuno aveva contestato la proposta» spiegano entrambi. Ma su tutto il Ddl sono piovute circa 600 richieste di modifica. Di conseguenza il voto in commissione è stato rinviato alla prossima settimana. «C'è tempo quindi spiega Saia per valutare tutti gli emendamenti». -----------------------------------------