DA UNA parte Comune di Firenze, Soprintendenza e giudice penale. Dall'altra procura della Repubblica e Regione Toscana. La trasformazione dello storico Palazzo Tornabuoni-Corsi li vede schierati su fronti opposti. Divisi su tutto e in particolare su che cosa debba intendersi per restauro. Costruito a metà del Quattrocento su disegno di Michelozzo, Palazzo Tornabuoni è stato nei secoli più volte rimaneggiato. Nel 1918 lo acquistò la Banca Commerciale, che lo modificò profondamente. Gli ultimi interventi risalgono agli anni 2005-2009. La banca (oggi Intesa) si è ritirata nella parte posteriore del palazzo. Il Gruppo Fingen della famiglia Fratini ha realizzato importanti trasformazioni che oggi dividono i soggetti istituzionali nella valutazione. DA UNA parte Comune di Firenze, Soprintendenza e giudice penale. Dall'altra procura della Repubblica e Regione Toscana. La trasformazione dello storico Palazzo Tornabuoni-Corsi li vede schierati su fronti opposti. Divisi su tutto e in particolare su che cosa debba intendersi per restauro. Costruito a metà del Quattrocento su disegno di Michelozzo, Palazzo Tornabuoni è stato nei secoli più volte rimaneggiato. Negli anni dell'unificazione e di Firenze Capitale, via Tornabuoni e via Strozzi vennero allargate: una fetta del palazzo fu addirittura tagliata via e la facciata rifatta. Nel 1918 lo acquistò la Banca Commerciale, che lo modificò profondamente. Gli ultimi interventi risalgono agli anni 2005-2009. La banca (oggi Intesa) si è ritirata nella parte posteriore del palazzo. Il Gruppo Fingen della famiglia Fratini ha realizzato importanti trasformazioni. In Comune sono state presentate 19 Dia (Dichiarazioni di inizio attività) nelle quali le opere da eseguire sono state qualificate come interventi di restauro. Le Dia hanno ottenuto il nulla osta della Soprintendenza e il Comune le ha ritenute conformi agli strumenti urbanistici vigenti. Sono stati aperti grandi negozi e un ristorante del cortile interno e la gran parte dell'edificio è divenuta un residence di lusso. Nel corso dei lavori è stato demolito, fra l'altro, il grande lucernario che si trovava nel salone centrale della banca. Il 16 dicembre 2010 gran parte Le motivazioni della decisione di assolvere gli imputati contro le richieste della Procura del palazzo fu sequestrata. Il pm Gianni Tei contestò i reati di abuso edilizio e di falso. Al processo, invece, i nove imputati, fra cui il rappresentante della proprietà dell'immobile, Jacopo Mazzei, sono stati tutti assolti con formula piena dal giudice Francesco Maradei, che nelle motivazioni della sentenza, depositate all'inizio dell'estate, critica duramente la procura. La quale, peraltro, è partita in questo come in altri casi, da un principio. Le regole non le fa la magistratura ma la magistratura ha il dovere di stabilire se siano state rispettate. Palazzo Tornabuoni è vincolato dalla Soprintendenza e il Comune di Firenze ha stabilito che sugli immobili vincolati si possono eseguire soltanto interventi di restauro e di risanamento conservativo. Ma sostiene la procura in realtà il palazzo è stato sottoposto a una rilevante (e vietata) trasformazione urbanistica ed edilizia. In sentenza il giudice ribatte: su che cosa sia restauro non valgono «le opinioni delle varie procure dalle Repubblica » ma «le insuperabili valutazioni degli studiosi di restauro architettonico ». Fa propri gli argomenti dell'architetto Silvia Viviani, consulente della difesa, secondo cui «per il restauro architettonico oggi facciamo interventi che possono sembrare invasivi ma ci permettono invece di adeguare il bene a un uso compatibile e trasferirlo al futuro». Aggiunge che il concetto di restauro si è evoluto nel tempo e porta come «esempio imprescindibile quello della Cappella Sistina, ove la straordinaria volta Michelangiolesca è stata fortemente ritoccata al fine di riportare i colori allo stato ritenuto (dagli studiosi non dalla procura della Repubblica) originario». E conclude: «Se gli Organi pubblici competenti (Soprintendenza e Comune) hanno valutato come correttamente inquadrabili nella attività di restauro gli interventi edilizi in esame, non compete alla autorità giudiziaria ordinaria affermare che quegli interventi sarebbero invece da inquadrare nella categoria delle ristrutturazioni ». In sintesi: Soprintendenza e Comune sono interessati a far pervenire alle generazioni future i beni culturali «nel migliore stato di conservazione possibile e non in stato di abbandono o peggio in rovina». Basta interferenze delle procure negli atti che appartengono alla discrezionalità della pubblica amministrazione. La Cassazione ha stabilito più volte, però, che il giudice può ricontrollare autonomamente, da zero, se gli atti amministrativi siano conformi alla legge. Ma in questo caso c'è di più: la Regione - che può annullare i provvedimenti dei Comuni se autorizzano interventi in contrasto con la normativa urbanistico-edilizia vigente - è giunta a conclusioni opposte a quelle del giudice. Riguardo a Palazzo Tornabuoni, la Giunta regionale toscana ritiene che il nulla osta delle autorità preposte non basti a garantire la appartenenza degli interventi alla categoria del restauro e che in questo caso si tratti invece di ristrutturazione edilizia: gli atti non vengono annullati solo perché gli interventi sono stati «invasivi e irreversibili» ed è impossibile ripristinare lo stato precedente.
TOSCANA - Sul restauro l'ok del giudice la Regione invece lo boccia
Il Palazzo Tornabuoni-Corsi a Firenze è stato oggetto di una controversia tra la Soprintendenza, il Comune, la Procura della Repubblica e la Regione Toscana. La trasformazione dello storico palazzo è stata oggetto di dibattito su cosa debba intendersi per restauro. La Banca Commerciale (oggi Intesa) ha realizzato trasformazioni che hanno cambiato la struttura del palazzo. Il Gruppo Fingen della famiglia Fratini ha realizzato ulteriori trasformazioni. Il Comune ha presentato 19 Dichiarazioni di inizio attività (Dia) per gli interventi di restauro, ma la Procura della Repubblica contesta che questi interventi siano stati vietati.
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