Alla succursale apertura al pubblico solo il venerdì. Riduzioni anche in piazza Guidiccioni Per la sede agli ex macelli furono spesi otto milioni. E il previsto potenziamento non si è realizzato LUCCA. Sembrano un sos per richiamare l'attenzione, anche se in realtà si tratta di semplici informazioni di cambio d'orario. Ma la sequenza di avvisi pubblicati sul sito dell'Archivio di Stato di Lucca non può non destare attenzione e preoccupazione. Sono quattro e tutti contengono la stessa frase: «Causa mancanza di personale gli orari vengono ridotti». L'ultimo avviso è di pochi giorni fa e avverte che dal 4 settembre la sede distaccata agli ex Macelli, inaugurata circa un anno fa dopo un costoso restauro, resterà aperta solo il venerdì, su prenotazione e per dieci persone al massimo. Per gli stessi motivi porte sprangate ad agosto. Non va meglio nella sede centrale di piazza Guidiccioni, che il 24 agosto sarà chiusa e dal primo settembre del 2014 apre praticamente solo la mattina, garantendo l'orario pomeridiano il lunedì e parte del martedì. Tempi duri per una tra le più importanti istituzioni culturali della città e d'Italia, punto di riferimento per studiosi, studenti e professionisti. Coinvolto come tutti gli Archivi di Stato italiani nella riforma messa in atto dal Ministero dei beni culturali, quello che di buono doveva arrivare dal cambiamento, in realtà si è tradotto in un declassamento e un impoverimento di soldi e di personale. Se continua così, non resterà che la chiusura totale. Nelle due sedi l'Archivio di Lucca conserva i documenti più antichi della storia cittadina, tra i quali 22.000 pergamene, 170.000 pezzi cartacei, 1.300 mappe, 300 sigilli e timbri oltre a uno dei Fondi Notarili più consistenti al mondo. Proprio quest'ultimo sarà tra le carte che d'ora in poi si potranno vedere con il contagocce. Si trova agli ex Macelli, insieme agli altri Fondi archivistici di maggiore dimensione: Catasto, Prefettura e Tribunali post unitari. Consultati frequentemente da tecnici e professionisti, per effettuare le ricerche, tuttavia, c'è bisogno costantemente della consulenza degli archivisti. Da qui la necessità di limitare l'accesso a dieci persone al massimo. Finora l'apertura era garantita due giorni, ma con il taglio di finanziamenti statali non è stato possibile rinnovare il contratto alla cooperativa che se ne occupava. Così ad assicurare il servizio saranno di volta in volta i pochi dipendenti rimasti - quindici tra i quali due archivisti e due custodi - che devono mandare avanti l'intera baracca e spesso, quando serve, si trasformano in tuttofare. Una situazione che all'interno dell'Archivio non si esita a definire al limite del collasso, anche perché non c'è ricambio di personale, con tanti pensionamenti e assunzioni ferme. L'ultima ad andare in pensione è stata la direttrice Laurina Busti, che ha ricoperto il ruolo per pochi mesi dopo il trasferimento della precedente responsabile, Elisabetta Piccioni. Ora a dirigere l'Archivio di Lucca è Fiorenza Gemini, a capo anche di quello di Pisa. Sulla carta, tuttavia, la nuova pianta organica c'è e paradossalmente riconosce all'istituzione lucchese una grande importanza e la mole di lavoro che gli ruota intorno: nelle previsioni, infatti, l'Archivio dovrebbe contare su otto archivisti, la metà di quelli ipotizzati per l'omologo fiorentino e sei in più rispetto a quelli attuali. «Ma per il momento - dicono dall'Archivio - tutto è fermo». Eppure proprio grazie a fondi statali fu comprata la sede degli ex Macelli, poi ristrutturata con una spesa di oltre otto milioni di euro, sempre da parte dello Stato, cui si è aggiunto lo stanziamento di due milioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. L'idea era di rendere l'Archivio uno spazio aperto alla città, anche attraverso l'allestimento di eventi culturali, come la mostra dedicata a David Lynch . Ma la storia di questi giorni racconta altro.
LUCCA - Tagli ai fondi e poco personale Così muore l'Archivio di Stato
L'Archivio di Stato di Lucca ha aperto solo una sede al pubblico, quella degli ex Macelli, che sarà aperta solo il venerdì e per dieci persone al massimo. La sede centrale di piazza Guidiccioni sarà chiusa e aperta solo la mattina, dal lunedì e parte del martedì. La situazione è critica, con un declassamento e un impoverimento di soldi e personale. L'Archivio conserva documenti importanti, tra cui 22.000 pergamene e 170.000 pezzi cartacei. La consulenza degli archivisti è necessaria per le ricerche, ma non c'è più personale per garantire il servizio. La situazione è considerata al limite del collasso.
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