Ultimo sopralluogo in settimana ed entro pochi giorni il progetto per trasformare alcuni degli spazi che la Regione vuole mantenere anche dopo l'Expo. Un distretto dell'arte dove al posto delle stecche di servizio e un Teatro Tenda. A giorni l'ultimo sopralluogo e poi, entro fine mese, verrà presentata la relazione sul tipo di interventi e i costi necessari per riadattare alcune delle strutture dell'esposizione, che continueranno a vivere dopo la fine dell'evento nel progetto annunciato dal governatore Roberto Maroni. L'idea inizialmente abbozzata sta prendendo forma e in particolare si sta definendo uno studio apposito per le stecche di servizio, quelle dove oggi sono alloggiati vari punti di ristoro, da Eataly ai locali della Cir, sotto la supervisione dell'ad di Arexpo Guido Bonomelli, di due delegati di Expo e degli architetti che aveva seguito queste opere. Il sottosegretario regionale Giulio Gallera anticipa l'idea: «Nelle stecche vorremmo lasciare sicuramente alcuni servizi, fra l'altro Farinetti aveva già dato una disponibilità di massima a condizione che il progetto complessivo fosse chiaro. Inoltre pensiamo a luoghi per il coworking e per le start up dei giovani». Ma la novità è l'idea di ricreare una sorta di distretto dell'arte, come il "798 Art" di Pechino: «In Cina spiega Gallera hanno preso un'area dismessa e inserito laboratori e gallerie ospitando giovani artisti. Intorno a quello poi lo spazio si è animato e ha oggi un grande successo. Pensiamo a qualcosa le genere, anche per offrire possibilità e spazi ai giovani che non possono certo permettersi di esporre nelle gallerie del centro». Il progetto del Fast Expo comincia comunque dal Padiglione Zero, che ormai tutti concordano di voler salvare. L'altra struttura progettata da Michele De Lucchi, oggi adibita a Media Centre, «potrebbe invece diventare una sorta di museo dell'Expo 2015 e vorremmo chiedere a tutti i Paesi espositori di lasciare qui un ricordo della loro presenza a Milano». Gallera spiega poi che «abbiamo già incontrato il responsabile della Fondazione Triulza, Sergio Silvotti, per capire come inserire anche la loro realtà e quindi tutto il terzo settore e la società civile, nel percorso che resterà mentre comincerà la fase di smantellamento dei padiglioni dei Paesi. Per noi Cascina Triulza sarà un punto di snodo importantissimo e una presenza molto qualificante». C'è poi l'Open Air Theatre. La Regione ha già consultato alcuni privati per capire se e come potrebbero essere interessati alla gestione della struttura, «che vorremmo trasformare prosegue Gallera in una sorta di Teatro Tenda, pensando quindi ad un intervento di copertura, e ad un cartellone adeguato alla presenza di giovani e al fatto che questo luogo è ideale per grandi eventi, visto che è accessibile con i mezzi pubblici ed è lontano dai centri abitati». La volontà della Regione è di avviare i lavori al più presto in modo che già dalla prossima primavera almeno una parte dell'area avrà preso vita. «Nei prossimi giorni garantisce Gallera faremo il punto con il commissario unico Giuseppe Sala che dal primo novembre dovrà invece coordinare gli interventi di smantellamento dei singoli Paesi». In attesa, ovviamente, che ci si coordini sul progetto di utilizzo definitivo dell'area: «Crediamo che su questo servirebbe una discesa in campo molto decisa del Governo. Vero che hanno dato al disponibilità e presentato lo studio di Cassa Depositi e Prestiti. Ma perché non chiedono di entrare in Arexpo?».
Milano. Un distretto dell'arte nel dopo-esposizione
La Regione Lombardia sta lavorando per trasformare alcuni spazi dell'Expo 2015 in un distretto dell'arte e un teatro tenda. Il progetto, annunciato dal governatore Roberto Maroni, prevede la creazione di uno studio per le stecche di servizio, dove potrebbero essere presenti punti di ristoro e luoghi per il coworking e le start up. La Regione vuole anche ricreare un distretto dell'arte, come quello di Pechino, con laboratori e gallerie per giovani artisti. Il progetto include anche la salvaguardia del Padiglione Zero e la trasformazione del Media Centre in un museo dell'Expo 2015.
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