Mariella Utili, soprintendente del Polo Museale di Napoli, interviene nel dibattito apertosi dopo le nomine di direttori stranieri nei nostri musei: «Bisogna vedere quali saranno i passi conseguenti. La questione non è se il direttore è straniero o è italiano. Il tema evidenzia solo opposte forme di provincialismo: da un lato ci si ostina a difendere le frontiere dallo straniero, dall'altro si pensa che lo straniero abbia una bacchetta magica che altri non hanno». È stata per ventiquattro anni alla guida del Museo di Capodimonte, prima di essere nominata soprintendente per i Beni Artistici, Storici ed Etnoantropologici di Parma e Piacenza. Adesso Mariella Utili è soprintendente per il Polo Museale regionale della Campania cui fanno riferimento 24 musei, quasi tutto il patrimonio artistico della regione. E dal quale sono esclusi Capodimonte, Paestum, Reggia di Capodimonte e Archeologico, che hanno ottenuto l'autonomia. Parlando delle nomine dei direttori-manager, Achille Bonito Oliva l'ha indicata fra le donne che avrebbero meritato un ruolo diverso. E lei cosa pensa di queste nomine? «Se ne è troppo parlato per poterne parlare ancora. Siamo nell'ambito dei commenti, ma tutto va inquadrato nel contesto della riforma radicale del mondo del ministero dei Beni culturali. Credo siano state fatte scelte coerenti con l'impianto generale della riforma. Il problema dei musei in Italia non può, però, ridursi alla figura del direttore, che è importante ma non è la sola. Non si può pensare in questi termini» In quali termini bisogna pensare? «Bisogna vedere quali saranno i passi conseguenti per mettere le persone in grado di lavorare. La questione non è se il direttore è straniero o è italiano. Il tema evidenzia solo opposte forme di provincialismo: da un lato ci si ostina a difendere le frontiere dallo straniero, dall'altro si pensa che lo straniero abbia una bacchetta magica che altri non hanno. Il problema più grosso è vedere quali saranno i passi successivi a queste nomine». Lei ha diretto Capodimonte per 24 anni. Quali sono le criticità di questo museo? «La mia conoscenza diretta è datata a quattro anni fa. Comunque c'è bisogno, come in tutti i musei italiani, di risorse umane ed economiche. In questo momento ci sono criticità che la fase di trapasso tra vecchio e nuovo ha reso più acute. E non è creando steccati che si può arrivare ad un risultato. Bisogna lavorare tutti per l'obiettivo comune del rilancio del sistema museale». Un sistema che non può neanche contare su una rete di servizi. Capodimonte è poco collegato al resto della città. «Lo diceva già Raffaello Causa. Ecco dunque che bisogna lavorare molto su cose note». Si fa spesso riferimento al patrimonio artistico di Napoli e al fatto che è sottoutilizzato. «Il problema non è nelle potenzialità inespresse, ma negli strumenti che mancano. Nel nostro ministero si è solo brutalmente tagliato sulle risorse umane ed economiche. Non ci si improvvisa curatore di un museo, ma di fatto tanti sono andati in pensione senza lasciare il testimone». A Parma che esperienza ha avuto? «E' una realtà diversa, non per forza migliore. E comunque Parma è un quartiere di Napoli e non c'è un paragone fra le due realtà. Quando sono tornata a Napoli ho avviato un dialogo prospettico ad una crescita che metta insieme le energie del Polo museale e i musei autonomi. Bisogna che dialoghino con la città e lavorino in una prospettiva che non deve ridursi al numero di visitatori, ai biglietti. Puntiamo a musei che funzionino in una città che deve essere più accogliente. E senza cedere ai luoghi comuni. Napoli non ha un approccio culturale meno valido e positivo di altre città. Siamo tutti in una fase di transizione delicata, tutte le strutture museali sono in forte sofferenza e dobbiamo avere lo sguardo lungo per puntare ad aggregare le forze».
Napoli. Utili: I nostri musei ai direttori stranieri? Solo provincialismo
Mariella Utili, soprintendente del Polo Museale di Napoli, ha espresso le sue opinioni sulle nomine dei direttori stranieri nei musei italiani. Lei sostiene che il tema evidenzia opposte forme di provincialismo, sia difendendo le frontiere dallo straniero che pensando che lo straniero abbia una bacchetta magica. Utili ha anche parlato delle criticità del Museo di Capodimonte, che ha diretto per 24 anni, e ha sottolineato l'importanza di lavorare insieme per il rilancio del sistema museale. Ha anche parlato della necessità di risorse umane ed economiche per i musei e ha sottolineato che il problema non è nelle potenzialità inespresse, ma negli strumenti che mancano.
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