Una vetrata alta e stretta divide la Braidense dalla Pinacoteca. I turisti si fermano incantati davanti a uno dei tanti gioielli: la sala dedicata all'imperatrice d'Austria, con le scaffalature disegnate dal Piermarini, i soffitti dipinti, i lampadari in cristallo di Boemia. Ed è solo l'inizio. Una vetrata alta e stretta divide la Braidense dalla Pinacoteca. I turisti si fermano incantati. Scattano fotografie. Da lì, con discrezione, la biblioteca mostra uno dei suoi gioielli: la sala dedicata all'imperatrice d'Austria, con le scaffalature disegnate dal Piermarini una boiserie intarsiata alta fino alla volta , i soffitti dipinti, i lampadari a gocce settecenteschi in cristallo di Boemia, ricostruiti con i resti di quelli che illuminavano il salone delle cariatidi di Palazzo Reale, distrutti durante i bombardamenti della II guerra mondiale. Lei, Maria Teresa, che questa biblioteca donò a Milano nel 1770, troneggia da un ritratto appeso all'ingresso. Due teche di cristallo custodiscono i mappamondi dei Gesuiti che in questo luogo nel 1600 avevano uno dei loro più importanti collegi, dove si formavano le classi dirigenti del tempo. Furono proprio i loro fondi librari a costituire il nucleo iniziale della Braidense. A Milano mancava una biblioteca a uso pubblico per la formazione dei cittadini. Maria Teresa la fondò. E il messaggio a chi doveva gestirla fu chiaro: sbrigatevi a catalogare i volumi e cercate libri più utili che belli. A bilanciare la sala dei Gesuiti, volle una grande sala dove troviamo l'enciclopedia di Denis Diderot e Jean le Rond D'Alembert (1751-1772). E alla raccolta privata letteraria del Conte Pertusati,affiancò presto la raccolta di testi scientifici del medico bernese Haller: acquistati per duemila luigi d'oro e portati attraverso le Alpi a dorso di mulo. Un salto nella modernità così come moderno era il suo progetto per Brera: un palazzo della cultura, con Accademia, Orto botanico, osservatorio astronomico. «Talmente pubblica la sua funzione che ancora nel 1887 la Braidense era aperta al pubblico tutti i giorni fino alle 23 e la domenica pomeriggio», ci ricorda Aldo Coletta, bibliotecario da 40 anni e oggi memoria storica. La Braidense è un luogo aulico e modernissimo insieme, con la copertura wifi nelle sale lettura. Un sistema complesso di trasmissione del sapere che lotta per rimanere vivo e aggiornato ma che offre emozioni uniche, come può esserlo osservare nelle teche alcuni dei suoi capolavori: il trattato di ornitologia con le illustrazioni dipinte a mano, la lettera manoscritta di Galileo Galilei al matematico Baliani, la minuta autografa de «Il Cinque maggio» di Alessandro Manzoni, i libri di viaggio illustrati ad acquarelli. Qui pulsa la nostra storia. Per Expo,sono esposti in grandi teche alcuni «gioielli». Ci sono trenta manoscritti (tra cui la Geografia del Berlinghieri commissionata da Lorenzo il Magnifico) con miniature; il Planisfero cinese, una cinquantina di libri a stampa rari e figurati in latino, greco, volgare; tra le edizioni a stampa ecco il libro silografico dell' Apocalypsis e il Catholicon di Magonza del 1460. E, poi, gli autografi di grandi scrittori della letteratura italiana, Alfieri, Monti, Foscolo, Manzoni, Pascoli, dei quali la Braidense conserva gli archivi, e legature artistiche, ex libris, alcuni periodici, stampe fotografiche, dipinti ed incisioni. L'età dell'oro per la Braidense si ripetè durante il fascismo quando il direttore (Tomaso Gnoli, che tradusse il Mein Kampf di Hitler) acquisì due fondi preziosissimi: la biblioteca dei duchi di Parma, con codici miniati e incunaboli, manoscritti e libri a stampa. Qualcuno tornò a sognare quando nel '96 Veltroni, ministro, penso di dedicare alla cultura i ricavi del Lotto del mercoledì. Ma l'ingresso nel terzo millennio ha coinciso con il taglio pesantissimo e irreversibile dei fondi: oggi quello per l'acquisto di libri s'è ridotto ad un decimo. Il personale più che dimezzato. Nel 2011, per salvare questo scrigno delle patrie lettere incastonato a Brera, Fai e Associazione amici di Brera lanciarono una sottoscrizione (il tetto era un groviera,i libri a rischio), e uno spot della Golden lady nella sala lettura consentì di ridipingere gli infissi e sostituire i vetri rotti. Ora, in attesa di Bradburne, l'assessore alla Cultura Del Corno porta un po' di ottimismo: «È pronto un progetto per sostenere la mediateca della Braidense e fare un servizio comune».
Corriere della Sera
25 Agosto 2015
✓ Entità verificate
Milano. Ecco i tesori della Braidense ridimensionata dai tagli
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Paola D'Amico
Corriere della Sera
La Braidense è una biblioteca pubblica di Milano fondata nel 1770 da Maria Teresa, imperatrice d'Austria. La biblioteca è stata costruita per fornire una risorsa culturale ai cittadini di Milano e ha ospitato una vasta collezione di libri, manoscritti e opere d'arte. La biblioteca ha subito diverse fasi di sviluppo e di riduzione dei fondi, ma ha continuato a essere un luogo importante per la cultura e la formazione. Oggi, la Braidense è un luogo aulico e modernissimo, con la copertura wifi nelle sale lettura e una vasta collezione di opere d'arte e manoscritti.
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