Agrigento, l'intervento dopo 14 anni di rinvii e carte bollate. Ieri abbattuto il primo muretto AGRIGENTO. Hanno provato a fermare le ruspe con l'ultima carta da bollo. Sperando che un vizio di forma potesse bloccare la ripresa delle demolizioni nella Valle dei Templi. Un intoppo di due ore, dopo 14 anni e mezzo di pausa. Perché risale addirittura al gennaio del 2001 il primo intervento sulle case abusive nell'area vicina al Parco archeologico. Più di 650 in tutto, come stabilito da sentenze del 1998 perché in una zona tutelata da vincolo di in edificabilità assoluta. Allora intervenne il Genio militare. Ma i soldati andarono via dopo avere abbattuto le prime quattro case, compresa quella di un professore di ragioneria che morì d'infarto a 63 anni. Il resto della storia è un ping pong di lettere e precisazioni, opposizioni e richieste di chiarimenti rimbalzate per tre lustri fra Comune e Regione, Sovrintendenza e Parco archeologico. Con burocrati ogni volta certi che non spettasse a loro l'ultima parola. Un gioco bloccato due mesi fa dal procuratore aggiunto della Repubblica Ignazio Fonzo che con un categorico ultimatum ha inviato tutti a non perdere altro tempo, pena una sfilza di denuncie per omissioni di atti d'ufficio. Ultimatum arrivato al Comune due giorni prima dell'insediamento del nuovo sindaco, Lillo Firetto, l'unico uomo politico sponsorizzato in campagna elettorale da scrittori come Andrea Camilleri e Simonetta Agnello Hornby. E Firetto, che aveva già cooptato come suo assessore il segretario regionale di Legambiente Mimmo Fontana, ha subito aderito con la gara per trovare una ditta disposta ad abbattere le prime 8 costruzioni «con sentenze passate in giudicato». Le prime otto di un gruppo di trenta orrende case ad un chilometro dalle colonne doriche del Tempio di Giunone, su quel Poggio Muscello dove nel 2001 per un paio di giorni comparvero e sparirono i genieri. Giusto il tempo delle riprese Tv e delle zoomate sulle contrade Maddalusa e Cugno Vela dove poi il ping pong di quel carteggio riuscì a fermare il tempo. Fino a ieri mattina, quando i denti d'acciaio della prima ruspa hanno buttato giù il muro di recinzione che due avvocati hanno cercato di salvare chiedendo ai funzionari della questura di scorta agli operai «la verifica del titolo esecutivo». In poco tempo recuperato dal sostituto procuratore Carlo Cinque, in contatto con Fonzo e con il procuratore Renato di Natale. Poi il via allo smantellamento, sulla stradina sterrata dove pascolava un gregge. Per il momento è andata giù solo una recinzione di tufo giallo. Ma si riprende domani con cinque case, un ovile e un paio di baracche di legno. Certo che si andrà spediti, come assicura Fonzo: «Sì, il dado è tratto. E una volta che si rompe la "quartara", come qui chiamano il recipiente in terra cotta, sarà difficile dire perché si abbattono questi e non quegli abusi. Insomma è finito il tempo dei palleggiamenti fra Ente Parco, Regione, Comune...». Non mancano però le voci contro. E visto che siamo nella terra di Pirandello ecco esplodere la rabbia contro questi provvedimenti da parte di Giuseppe Arnone, l'avvocato da trent'anni sulla trincea di Legambiente accanto a Fontana, il neo assessore cooptato da Firetto. Battaglia dura. A colpi di manifesti affissi senza risparmiare critiche alla Procura, ai limiti della querela. «Non vedono i veri abusi, non possiamo consentire propaganda e passerelle a poco prezzo...», insiste Arnone mostrando un fabbricato ben più ampio dei primi otto obiettivi. Rilievi respinti da sindaco e procuratore aggiunto che insistono sul metodo. Si continuerà con le trenta abitazioni sulle quali gravano sentenze ormai inappellabili. Poi, il resto. Forse. Perché questa prima tranche costa 80 mila euro. E il Comune non ha fondi per buttare giù 600 costruzioni.