«Baal» è la denominazione della divinità maschile presso i popoli semitici. È un nome comune e significa «signore di»: dominus lo traduce sant'Agostino nel commento al libro anticotestamentario di Giuda; «colui che possiede» lo traduce san Girolamo nel commento a Osea. In quanto nome comune indica che un essere divino è signore del cielo o della terra o di un determinato luogo. Perciò Baal fu epiteto di varie divinità fra loro equipollenti, da Ammone a Giove. Ma ovviamente l'epiteto poté adoperarsi anche per altre divinità locali: per esempio il Baal di Sidone. Può anche riferirsi ad una attività umana, di cui la divinità si fa protettrice. E persino di un concetto astratto: «Il Baal dell'alleanza». Nel caso di trattati. È insomma l'equivalente di deus in latino. Lo dice molto bene il grammatico Servio nel commento all'Eneide (Cartagine ha un posto molto importante nell'Eneide): «In lingua punica deus si dice Baal». Non esiste perciò un culto di Baal in quanto tale, come non esiste nella cultura religiosa romana un culto di deus. Poiché esistono vari culti di varie divinità cui viene riferito quel titolo, questo è la base di un vasto sincretismo mediterraneo, che è l'esatto contrario del fanatismo. È sintomatico che nell'Antico Testamento, che certo non è un esempio di tolleranza sincretistica, colui che viene adorato in un determinato luogo viene chiamato il Baal, mentre gli dei degli altri vengono complessivamente denominati i Baal-im. Nel mondo ellenizzato il termine passò ad indicare figure mortali, innanzi tutto di re. Così, nelle cronache tardive (Eusebio, Cefalione), ma anche nel poema di Nonno di Panopoli, Belos cioè Baal diventa l'antenato di Nino e di Semiramide. Anche a Tiro, Belos diventa il capostipite della dinastia regnante, è il padre di Didone. Le genealogie fantasiose degli antichi poeti (Esiodo) e dei cosiddetti logografi (Ferecide), spostando questa divinità in regioni dove mai era stata venerata, ne hanno fatto un antico re egizio. Ma la storia delle metamorfosi di Baal non si esaurisce qui. Ad un certo punto la tradizione mitografica greca rispecchiata da Apollodoro attribuì a Posidone due figli, Belos e Agenor, nati da Libye. Agenore divenne re di Fenicia e Belos re di Egitto. Nel De natura deorum Cicerone prende una cantonata e scrive che presso gli indiani Belus è il nome di Ercole. Il tempio di Baal nell'area di Palmira, distrutto mentre il mondo occidentale-avanzato volge lo sguardo altrove, era un gioiello dell'architettura ellenistico-romana, sopravvissuto a due millenni di storia tutt'altro che rilassata o priva di traumi. Tutta l'area in cui sorgeva era un esempio notevole di sincretismo, protrattosi nei millenni e con apertura culturale ammirevole. L'edifico più antico era un piccolo tempio di un solo vano, che da una iscrizione si apprende essere stato inaugurato sotto Tiberio il 6 aprile dell'anno 32 della nostra era. A un certo momento della sua lunga storia, al suo interno, sorse una moschea, e vi restò fino al 1929. Quel passato ci appartiene. Solo chi non lo percepisce più come tale o non l'ha mai percepito come tale non sente il bisogno di difenderlo.
Baal Shamin, un tempio che simboleggiava il rifiuto del fanatismo iconoclasta
Baal è il nome comune per la divinità maschile presso i popoli semitici, che significa "signore" o "padrone". Il termine può riferirsi a una divinità specifica, come Ammone o Giove, ma anche ad un concetto astratto come l'alleanza. Non esiste un culto di Baal in sé, ma piuttosto un vasto sincretismo mediterraneo dove il termine viene utilizzato per diverse divinità. Nel mondo ellenizzato, Baal diventa spesso un nome di re o antenato di personaggi famosi. La storia delle metamorfosi di Baal è lunga e complessa, con attribuzioni diverse in diverse culture.
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