CIVIDALE La voce ormai circola da giorni, per quanto "sottobanco": prese di posizioni ufficiali ancora non se ne registrano ma è verosimile supporre che non tarderanno ad arrivare, qualora dalle autorità competenti non parta una tempestiva smentita dei timori diffusisi. Parrebbe che la paradossale vicenda dei fondi persi, nel 2009, per il restauro del Duomo (e poi miracolosamente recuperati, un anno più tardi, grazie all'impegno del mondo politico locale) stia vivendo un perfetto replay. La somma di denaro necessaria per completare l'opera di risanamento della basilica, con la sistemazione dell'abside - settore rimasto fuori dalla precedente tornata di lavori: i 600 mila euro stanziati per la medesima non erano sufficienti per procedere anche alla ritinteggiatura di quegli spazi -, sarebbe infatti arrivata alla Soprintendenza regionale, mesi addietro, ma sarebbe pure stata revocata dallo Stato per ritardi nell'affidamento dell'appalto. Esattamente - fosse realmente andata così - come accadde nel 2009, quando Cividale inseguiva il sogno Unesco: era stata anche tale circostanza a giocare a favore del reintegro della somma, ritornata a Roma perché non era stata utilizzata secondo le tempistiche previste. Se la circostanza trovasse conferma, insomma, si potrebbe parlare di increscioso bis. Stavolta i soldi sfumati ammonterebbero a 280 mila euro. Denari conquistati con fatica: non si contano, infatti, gli appelli lanciati al riguardo dal pulpito in occasioni di particolare affluenza, politica in primis. E visto che una di esse, la solenne messa in onore del patrono San Donato - spazio religioso in tre giorni di festeggiamenti dal sapore medievale -, è in programma proprio per oggi, non è escluso che sulla storia affiori, pubblicamente, qualche dettaglio illuminante. Non sarebbe certo il primo innesto di riflessioni di natura burocratico-politica nelle omelie cividalesi, che nelle ultime circostanze di ribalta mediatica - Palio di San Donato, appunto, e messa dello Spadone, il 6 gennaio - hanno lanciato input soprattutto in direzione della malconcia chiesetta di San Martino, gioiellino architettonico affacciato sulla forra del Natisone ma sprangato al pubblico da circa un anno perché il tetto e la saletta a strapiombo sul fiume presentano seri rischi di cedimento. Tanti gli appelli, nulli (finora) i riscontri. E la preoccupazione della collettività cresce, anche sull'onda del recentissimo esempio fornito da villa Cernazai Pontoni, la cui copertura è implosa, nelle scorse settimane, per effetto di alcuni abbondanti rovesci. Disattese, nel mentre, le speranze dell'amministrazione cittadina in relazione alle tempistiche della tanto auspicata riapertura in pianta stabile di palazzo de Nordis, per il quale il Comune ha varato - nell'ambito di un'intesa siglata direttamente con il Ministero per i beni e le attività culturali - un programma incentrato sulla realizzazione, al pianterreno, di un centro di prima accoglienza e informazione turistica dei visitatori, che accanto alle opzioni tradizionali troveranno uno spazio - all'insegna della tecnologia e della multimedialità - appositamente studiato per le guide e le comitive: un sistema d'avanguardia, insomma, che risulterà pioniere su scala nazionale e che potrà poi essere mutuato in altre realtà. Il Comune confidava che dalla Soprintendenza giungesse il definitivo via libera al progetto in tempo utile per poter concretizzare lo stesso entro l'estate, o meglio entro l'avvio di Mittelfest: si puntava, come più volte dichiarato dal sindaco Stefano Balloch, ad arrivare al taglio del nastro nel giorno dell'inaugurazione del festival. Non è andata così, nonostante i reiterati appelli. E non vi sono, ad oggi, date certe.