I rami considerati evidentemente secchi e sacrificati al dio sterminatore della 'Spending review' non si contano più in Sardegna. C'è da sperare che faccia (molto) rumore, e prepari un autunno caldo nel mondo della cultura, la chiusura, non si sa quanto temporanea, dell'Archivio di Stato di Nuoro, considerata evidentemente una remota provincia dell'impero, una Mauretania dei nostri giorni. Dopo la cancellazione, come ente autonomo, della Soprintendenza per i beni Archeologici di Sassari e Nuoro, diventata sede staccata della direzione unica regionale di Cagliari, il Mibact - tanto per ricordare l'antipatico e irriconoscibile acronimo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo - assesta, di fatto, un altro colpo di scure, permettendo l'eutanasia di un'importante istituzione pubblica come l'Archivio di Stato: priva di personale archivistico, e ora anche del custode, e con una responsabile del servizio "distaccata" da Sassari, la struttura è al momento chiusa in quanto incapace di assicurare turni regolari di servizio. Ora: non occorre certo essere nuoresi e, neppure, assidui frequentatori di archivi per comprendere che cosa significa questo per una comunità che 'perde' un bastione della pubblica amministrazione, un patrimonio culturale condiviso, grazie al quale si conosce e riconosce. Istituito nel 1959, quell'Archivio - ben organizzato, grazie all'impegno e ai sacrifici personali dei responsabili che vi si sono succeduti, da Anna Tilocca Segreti a Angela Orani - vanta un ricchissimo patrimonio documentario e raccoglie la documentazione storica di tutti gli uffici statali della provincia: dagli Atti Notarili a quelli della Prefettura, del Cessato Catasto, del Tribunale, della Pretura e della Questura. Senza parlare delle donazioni private di preziosi documenti e libri. Di grande rilevanza la cartografia, le mappe e i registri del catasto terreni e quello dei fabbricati relativi a 29 paesi della provincia e l'estratto, digitalizzato, delle cause Criminali del Regno di Sardegna. Si tratta di documenti rappresentativi di una molteplicità di contesti pubblici e privati e che rappresentano un punto di riferimento essenziale per studiosi, storici, giornalisti, studenti, semplici cittadini, interessati ai diversi aspetti della vita politica, sociale e ed economica della provincia, all'evoluzione della proprietà e agli usi civici, ai problemi igienico sanitari, alle scelte dell'amministrazione civica, a studi amministrativi, a processi penali, a ricerche sui monumenti, il territorio, il paesaggio. Certo quello di Nuoro non è l'unico, tra i 103 Archivi di Stato italiani, a subire gli effetti di una politica dei tagli indiscriminata, che mette a rischio la tutela del patrimonio documentario e non aiuta il ricambio generazionale, disperdendo le competenze professionali proprio nella fase in cui sta avvenendo la delicata transizione dalla documentazione su carta al documento elettronico. Ma non si ha notizia di altri Archivi che - pur soffocati da pesanti riduzioni di risorse - abbiano chiuso le porte agli utenti. Si può accettare qui nell'isola questo blocco della trasmissione della memoria? Si può far passare la scelta che venga messa a rischio anche la tutela di un prezioso patrimonio che appartiene alla comunità? "Fondare biblioteche - ha scritto Marguerite Yourcenar nelle "Memorie di Adriano"- è un po' come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire". La cultura è un bene su cui non si può 'tagliare'. Rappresenta l'identità di una comunità. La chiusura di un custode di quell'identità e della memoria come l'Archivio di Stato di Nuoro è un pessimo segnale: altro che riforma dei beni culturali.