Nessun bookshop, nessuna caffetteria, niente audio guide, zero merchandising nei musei e siti archeologici siciliani. Da quattro anni il comparto dei Beni culturali aspetta il nuovo piano per i servizi aggiuntivi, uno dei tasselli imprescindibili per rilanciare e valorizzare il patrimonio artistico e museale dell'Isola. Dopo lo scandalo che ha travolto la società Novamusa, che gestiva i servizi fino al 2011, la Regione non ha ancora definito tempi e modalità dei nuovi affidamenti. Anzi l'unico atto del governo Crocetta è il blocco del bando di gara per l'affidamento ai privati. Uno stop voluto nel 2013 dal governatore, che per altro la Corte costituzionale ha bollato come incostituzionale lo scorso marzo. In questa situazione di impasse, la mancanza dei servizi aggiuntivi pesa enormemente sui conti dei Beni culturali siciliani, che hanno introiti dimezzati rispetto alle altre regioni italiane. Diciannove milioni di euro in Toscana, diciotto nel Lazio, cinque milioni in Campania e nemmeno un euro in Sicilia. In Toscana i bookshop, le caffetterie, le visite guidate, le audio guide e il merchandising nei grandi siti culturali incassano la stessa cifra dell'intero comparto Beni culturali siciliani, ovvero i 19 milioni di euro frutto della vendita dei biglietti. Confrontando il giro d'affari dei Beni culturali nel resto d'Italia, in Sicilia l'assenza di servizi aggiuntivi dimezza gli introiti complessivi, penalizza il fatturato del comparto turistico e deprime le stime di crescita per i prossimi anni. Fino al 2011 era stata la Novamusa a gestirli nei siti delle province di Messina, Siracusa e Trapani. La società venne travolta dallo scandalo dei mancati versamenti degli introiti a Regione e Comuni con tanto di condanna della Corte dei conti al risarcimento di 19 milioni di euro. Secondo i giudici contabili la società non corrispose le quote concordate a Regione e Comuni sui biglietti acquistati da tre milioni visitatori del teatro antico di Taormina, dell'area greca di Siracusa e dei parchi archeologici di Segesta e Selinute, il fiore all'occhiello dell'offerta culturale siciliana. Il blocco dei bandi di affidamento ai privati, i successivi ricorsi alla giustizia amministrativa si trasformano in mancati introiti per le casse regionali quantificabili in almeno quindici milioni di euro all'anno. Una stima ricavata dai risultati dei servizi aggiuntivi nelle altre regioni italiane con un numero di visitatori simile a quello siciliano. Nel 2014 Toscana e Campania, che si attestano entrambe sui 6,5 milioni di visitatori annui, raggiungono un fatturato complessivo attorno ai 40 milioni di euro fra biglietti venduti e servizi accessori.