Nella Sicilia dei musei e delle aree archeologiche abbandonate, senza un euro nemmeno per comprare la carta igienica e cambiare una lampadina, accade che la Regione nei giorni scorsi abbia restituito allo Stato la bellezza di 22 milioni di euro per la «riqualificazione » di parchi d'immenso valore come quello della Neapolis di Siracusa, oppure per ammodernare e valorizzare aree archeologiche da Ispica a Ragusa. Soldi Ue che aveva messo a disposizione lo Stato per interventi da avviare entro il prossimo dicembre e che, viste le lentezze burocratiche e i pasticci in alcuni casi con bandi pubblicati e subito ritirati, sarà impossibile impegnare. «Uno scandalo, è stato vanificato il lavoro di un anno e mezzo», denuncia l'ex assessore ai Beni culturali Mariarita Sgarlata, mentre altri 11 milioni rischiano di tornare a Roma se non saranno spesi entro marzo, grazie comunque a una proroga fatta dal ministero. Il decreto del dipartimento dei Beni culturali è del 10 agosto scorso. E lascia poco spazio ai dubbi. «È accertata una riduzione in entrata per complessivi 22 milioni di euro», vi si legge. Nel dettaglio vengono avviati alla revoca i seguenti interventi: progetto per la «riqualificazione della Neapolis», che da solo considerando i due stralci valeva 9 milioni di euro, «valorizzazione dell'area archeologica Cava d'Ispica», 6 milioni restituiti, completamento «opere riqualificazione parco archeologico Camarina» e «sistemazione e valorizzazione delle strutture arcaiche del Bosco littorio di Gela», cioè del parco dell'antica città greca, considerato uno dei più importanti nell'Isola. Soldi e progetti andati in fumo per lentezze, in parte imputabili al ministero dei Beni culturali (che soltanto nell'aprile del 2014 ha stanziato definitivamente le somme), ma anche alla Regione che ha impiegato mesi prima per individuare il capitolo di bilancio nel quale far confluire i fondi e poi per decidere chi doveva gestire i progetti, puntando sulle Soprintendenze. A loro volta le Soprintendenze hanno perso tempo nel nominare i responsabili unici del progetto e quella di Siracusa ha prima pubblicato un bando, salvo poi ritirarlo per errori tecnici. Il risultato è che il dipartimento, facendo i calcoli, si è reso conto che era impossibile impegnare queste somme entro dicembre. E li ha restituiti allo Stato, chiedendo una deroga fino a marzo 2016 per altri interventi che, essendo d'importo minore, potrebbero andare a buon fine. Ma rimane un punto interrogativo anche su questi progetti e, in particolare, in bilico sono i 2 milioni di euro per interventi «nel museo Pepoli di Trapani», per la Galleria Bellomo e il Paolo Orsi (circa 3,8 milioni per entrambi gli interventi). E, ancora, entro marzo dovranno essere impegnati 3,6 milioni per l'Anselmi di Marsala e 1,6 milioni per il parco archeologico di Segesta. L'ex assessore Sgarlata attacca: «Dei 55 milioni stanziati su fondi Ue dal ministero per i principali poli museali siciliani parte sono tornati indietro vanificando il lavoro di un anno e dimostrando quanto una politica di corto respiro, chiusa in se stessa e nelle logiche di sempre, danneggi la Sicilia e i siciliani dice la Sgarlata annunciare entusiasticamente l'arrivo più di tre miliardi di fondi comunitari 2014-2020 da destinare anche al turismo e ai beni culturali, mentre si restituiscono quelli che non si sono spesi nel ciclo precedente, non funziona». La Sgarlata critica anche la nuova programmazione: «Le linee presentate dagli attuali assessori regionali al Turismo e ai Beni Culturali sono tarate solo sui 7 siti Unesco della Sicilia. Interi territori sono rimasti fuori e per un patrimonio culturale diffuso come il nostro non è la scelta migliore. Se poi l'intenzione è anche quella di delegare la spesa alla Fondazione Unesco Sicilia credo che un ripensamento sia necessario». Intanto non si placa la polemica lanciata dal sottosegretario renziano Faraone sull'applicazione anche nell'Isola della riforma Franceschini, che ha consentito la nomina di dirigenti esterni alla guida dei musei nazionali e tra questi anche sette stranieri. «La Sicilia ha leggi d'avanguardia sui beni culturali dice l'ex assessore Fabio Granata andrebbero semplicemente applicate rivendicando un "modello" nella custodia e nella valorizzazione del patrimonio molto più avanti di ciò che Faraone possa immaginare o semplicemente sapere».