La collezione Spada ha trovato casa. Gli oltre 850 strumenti musicali, antichi, rari e funzionanti, di una delle raccolte più ricercate al mondo, hanno trovato finalmente un luogo. per poter essere apprezzati degnamente. Chi vorrà conoscerli, però, non dovrà più dirigersi a Montemesola, dove l'esposizione era in qualche modo allestita nella casa di Francesco Spada, medico di professione, ideatore e proprietario di questa antologia delle meraviglie musicali di tutti i continenti. E tanto meno a Taranto, la sua città di origine. Ma, bensì, a Lecce. È nella città del barocco, infatti, che, dopo aver atteso invano oltre dieci anni proposte concrete da parte di amministratori del Tarantino, il medico, musicologo per passione, ha incontrato la sua felicità e quella di tutti gli appassionati, grazie a un progetto partito con la candidatura a Capitale europea della cultura. Da ieri, la collezione è visitabile nell'edificio di una vecchia fabbrica di scarpe, al civico 11 di via sindaco Lupinacci, angolo viale don Minzoni 27. Due entrate a pochi passi dal castello Carlo V, per 250 metri quadrati di esposizione. Fino al 30 agosto la collezione sarà aperta tutti i giorni. Dopo, la si potrà visitare, sempre gratuitamente, nei fine settimana e su prenotazione. Perché, nel frattempo, il dottor Spada sarà comunque impegnato nel curare i suoi pazienti a Montemesola. «Quella che ho trovato a Lecce, comunque a mie spese, è una sistemazione ideale spiega Spada - per rendere l'esposizione fruibile alla collettività. Da dieci anni aspettavo che il Comune di Montemesola gli dedicasse parte del palazzo Marchesale. Non ho mai chiesto soldi. Ma è stato lasciato vuoto». La collezione conta estimatori in tutto il mondo. È stata visitata da esperti, ricercatori e studenti universitari, recensita da Tv e media nazionali e internazionali. Ha fornito pezzi pregiati a teatri e festival, in particolare il Valle d'Itria di Martina Franca. Le sale sono divise con gli strumenti collocati in base ai contesti d'uso. A disposizione, anche per visite serali, ci sono dieci sezioni. L'entrata è dedicata alla musica liturgica e rituale. Il viaggio prosegue nella «musica da banda» e «musica colta», dove sono presenti strumenti d'orchestra. C'è la sezione «musica dei bambini», con strumenti, antichi, a uso didattico. La stanza più grande è dedicata alla «musica da tasto», dove si trovano, tra gli altri, tre forte piano della prima metà dell'800. Si prosegue, con la «musica alle corde», che conta anche una chitarra battente pugliese, una viola da braccio tenore e un controviolino del '700. La sezione «musica dal mondo» conserva un sarangi indiano in pelle di capra e uno sgra tibetano. In quella dell'estremo oriente, ci sono un flauto nasale della tribù filippina degli Igorot e un Koto: arpa giapponese primi '900. In quella archeologica si trovano flauti peruviani di età precolombiana e riproduzioni realizzate con i metodi di epoca magnogreca, di quattro auloi in canna e un tympanon, costruiti per il MarTa di Taranto, che l'ormai ex direttrice non volle accettare in regalo. Lo strumento dal più alto valore storico è l'organo positivo più piccolo iscritto al mondo, del Settecento napoletano. Possiede solo due ottave, in base alle quali Pierluigi da Palestrina scrisse dei brani. Di recente lo ha visionato Lueve Tamminga, direttore dell'importante museo di Strumenti da tasto di Bologna. «Gli strumenti sono una sorta di zoo e Arca di Noè - spiega ancora Spada perché hanno un alto contenuto documentale, al di là di quello monetario. Da Tarantino sono molto incazzato, perché questo è il valore maggiore che ha perso Taranto. D'altronde racconta ancora Spada - sono molto contento, per aver trovato finalmente un bello spazio in una città che offre molto. Anche se mi toccherà fare sempre avanti e dietro».