Di Valeria Sampaolo a Napoli tutti parlano bene. Personale della Soprintendenza, sindacalisti, colleghi dirigenti. Che la conoscono bene perché al vertice del Museo Archeologico Nazionale finora c'è stata lei. Che per anni è stata reggente della Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli e Caserta, poi accorpata alle altre della Campania in un unico ente regionale con sede a Salerno. In tali incarichi ha ottenuto risultati ragguardevoli, ancora di più se si considera che si è spesso trattato di «friggere il pesce con l'acqua», cioè di gestire il Museo avendo a disposizione risorse molto limitate. Non a caso, comunque, anche in forza delle oltre cento pubblicazioni prodotte, nella graduatoria per la direzione dell'Archeologico era seconda con 78 punti (dopo Franco Marzatico, che ha deciso di andare alla Soprintendenza dei Beni culturali della Provincia di Trento). Eppure il ministro Franceschini ha assegnato l'incarico a Paolo Giulierini, archeologo toscano specializzato in etruscologia e autore di una ventina di pubblicazioni. Secondo Vittorio Emiliani, che alla vicenda ha dedicato uno sferzante articoletto su Dagospia , «la sua folgorante carriera comincia vincendo il concorso da bibliotecario per il Comune di Foiano della Chiana dove supera e toglie posto e stipendio al sindaco di Cortona (Ds), il giovane funzionario di partito Andrea Vignini. Per rimediare al guasto il Giulierini viene promosso senza concorsi di sorta alla direzione del Museo Etrusco di Cortona creato da Mario Torelli per il quale esigeva un regolare concorso di merito. Che invece non ci fu mai». «Certo, se si considerano le esperienze e la conoscenza del luogo, delle singole realtà, delle collezioni, si rimane perplessi», commenta Valeria Sampaolo che, andando anche oltre la questione personale, aggiunge: «La considerazione non riguarda solo me, ma la stessa conduzione della selezione». Cosa intende dire? «Sembra che si voglia cambiare non riconoscendo la professionalità del personale interno, forse non è stato confermato neanche un direttore. A priori si è deciso che siamo tutti incapaci di fare innovazione. Viene fuori una critica all'azione di tutto il personale finora nell'amministrazione, ma senza tenere conto delle condizioni in cui abbiamo lavorato». Condizioni che ora miglioreranno? «Vedremo. Se i musei sono autonomi, si potranno utilizzare gli introiti per affrontare i problemi. La capacità dei direttori starà appunto nel gestire». Lei che idea s'è fatta del suo nuovo direttore? «C'è perplessità su chi è stato nominato per le idee che avrebbe». Si spieghi meglio. «Ha parlato della necessità di creare un legame con la città, dell'intenzione di avviare attività non solo espositive... Cose che facciamo già con i mezzi che abbiamo, cioè senza soldi. Abbiamo organizzato concerti, nel corso delle visite, e mostre di artisti contemporanei in qualche modo collegate al tema dell'archeologia. Il Museo in città è già un punto di riferimento per le scuole, per esempio, e per artisti vari. Artisti noti ma anche allievi dell'Accademia. Senza togliere nulla a nessuno, questo non avviene altrove in città. Inoltre alcune nostre grandi mostre hanno avuto molto successo». Ma lei ora che farà? «Resto al Museo». In quale ruolo? «Non so. Il dubbio vale per tutti. Magari il Museo sarà strutturato come quelli stranieri e ci saranno curatori per le varie sezioni. In ogni caso il Museo Archeologico dovrà avere un statuto, un consiglio di amministrazione, un comitato scientifico. Tutto da costruire. Preservando un po' di continuità cambiare sarebbe stato più facile, non ci sarebbe stata la necessità di ambientarsi». Lei conosce già il nuovo direttore? «No. E non so se quando rientrerò lui ci sarà, il ministro non ha ancora firmato i decreti di nomina». Dica la verità, lei presenterà ricorso? Silenzio.