LA decisione di affidare per la prima volta a direttori di nome e di fatto venti musei italiani risale a un anno fa. E nasceva dalla necessità di superare un gap che tutti gli italiani, da turisti, percepiscono quando visitano musei all'estero: perché qui sono belli e organizzati e da noi quasi mai no? La selezione pubblica, aperta a italiani e stranieri, avviata a gennaio scorso, si rivelò un successo, con oltre 1200 domande giunte da tutt'Europa e dalle Americhe. Una commissione guidata da Paolo Baratta esaminò i curriculum, selezionando dieci candidati per ognuno dei venti musei. In Campania i musei di interesse nazionale sono quattro: Capodimonte, Reggia di Caserta, Archeologico nazionale di Napoli e Paestum. Trentuno nomi importanti dell'arte e dell'archeologia dall'11 al 14 luglio hanno sostenuto i colloqui per i siti campani: due esperti hanno partecipato alla selezioni sia per Caserta che per Capodimonte, mentre in 6 hanno fatto le prove sia per l'Archeologico che per Paestum, una concorrente è stato in gara per Caserta e Archeologico. La scelta di Sylvain Bellenger (Capodimonte), Mauro Felicori (Caserta), Paolo Giulierini (Archeologico) e Gabriel Zuchtriegel (Paestum) chiude la partita. E scatena polemiche e apprezzamenti, in un Paese abituato di solito a litigare sugli allenatori di calcio e non sui direttori dei musei. Il cambiamento (e lo scontro di posizioni seguito alle nomine) in realtà riguarda l'idea stessa di bene culturale: al centro della concezione museale devono restare i reperti o devono esserci i cittadini? Le politiche di tutela, di valorizzazione e di fruizione riguardano le cose o non sono piuttosto gli strumenti per formare cittadini consapevoli e quindi creare un'offerta turistico-culturale spendibile? Gli allestimenti dei musei campani (e non solo) sono costruiti attorno agli oggetti, la sfida è invece mettere al centro la persona. La selezione riguardava competenze scientifiche e gestionali che è difficile trovare riunite in una sola persona. Ma quelle nomine rompono quattro tabù, e sarà il tempo, prima di tutto i quattro anni di durata dell'incarico, che dirà se a fin di bene. Primo complesso: l'età. A 34 anni si può dirigere un parco archeologico con tanto di museo e depositi annessi, nel Paese più vecchio d'Europa, dove museo è sinonimo di vecchio, dove nell'università l'età media dei docenti è 60 anni e nessuno di loro ha meno di 35 anni, dove la gerontocrazia pervade i gangli della vita pubblica. Trentaquattro anni ha il nuovo direttore del sito di Paestum, il tedesco Gabriel Zuchtriegel, e questo fa "scandalo". "È troppo giovane" dicono alcuni. Ma "troppo giovane" per cosa? Secondo tabù: la territorialità. Se sei italiano hai il marchio doc del custode del patrimonio, figlio della nobile (e indiscussa) tradizione nel campo della conservazione e del restauro, quindi puoi dirigere un museo. L'arrivo di 7 non italiani su 20, e il rientro di 4 italiani (3 dagli Usa e 1 dalla Francia) dicono che l'arte e l'archeologia che l'Italia e la Campania conservano appartengono a tutto il mondo, ed è un errore ergere (anche in questo caso) barriere e steccati nazionalistici. Terzo complesso: la filiera interna. Come per la questione della italianità, anche qui resiste la convinzione che solo chi provenga dalla carriera interna al ministero dei Beni culturali sappia come trattare il patrimonio ereditato dal passato. Smentiti da un lato dalle condizioni non lusinghiere di moltissimi musei napoletani e campani fermi sul fronte dell'offerta di servizi al pubblico e della comunicazione museale, spesso assente, e dall'altro da esperienze positive come quella di Pompei dove l'arrivo di un "non ministeriale", il professore di archeologia Massimo Osanna ha contribuito, assieme ad altri fattori, a cambiare rotta e volto al sito archeologico. Ultimo tabù: la predestinazione. Se sei dentro l'amministrazione, prima o poi, ti toccherà dirigere un museo. Spesso perché chi lo faceva prima di te è andato in pensione o ha lasciato per altri incarichi. Quasi mai perché ti sei formato per fare il direttore di museo. Mestiere sconosciuto in Italia in senso stretto. E che ora in molti hanno scoperto. Speriamo non solo per litigare, ma anche per costruire attorno ai quattro neo direttori campani un clima favorevole in grado di fare della cultura il motore di sviluppo.
CAMPANIA - i quattro tabù della cultura
La decisione di nominare direttori di nome e di fatto venti musei italiani risale a un anno fa. La selezione pubblica, aperta a italiani e stranieri, ha avuto oltre 1200 domande e ha selezionato dieci candidati per ognuno dei venti musei. I musei di interesse nazionale in Campania sono quattro: Capodimonte, Reggia di Caserta, Archeologico nazionale di Napoli e Paestum. Trentuno nomi importanti dell'arte e dell'archeologia hanno sostenuto le selezioni per i siti campani. La scelta di Sylvain Bellenger (Capodimonte), Mauro Felicori (Caserta), Paolo Giulierini (Archeologico) e Gabriel Zuchtriegel (Paestum) ha scatenato polemiche e apprezzamenti.
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