CESARE de Seta non ci sta. Continua il dibattito sulle nomine nei musei e i toni si accendono nel crescendo della polemica. Lo storico dell'architettura accusa i risultati della scelta ministeriale e ricorda ai responsabili del Mibact un report che con altri dieci "saggi" impiegò otto mesi per redigere: diceva tutto sulla Reggia di Caserta. Un documento di cui nessuno sa più niente. «Ce lo commissionò l'allora ministro Giovanna Melandri esordisce de Seta - Da allora mi premuro di ricordarne l'esistenza a tutti i suoi successori. L'ho fatto anche con Franceschini. Che mi ha rassicurato: "Andrò a cercarlo". Non so se l'abbia mai trovato, ma sicuramente l'ha ignorato». Che idea si è fatta sulla vicenda nomine? «Sono imbarazzato per le dichiarazioni del presidente della commissione selezionatrice Baratta, che accusa di provincialismo i maggiori critici delle nomine. Forse provinciale è un'accusa che gli si può ritorcere contro: è un banchiere e ha accettato di nominare dei direttori dei musei. Io invece se fossi stato nominato commissario dell'Unione monetaria europea avrei subito passato la mano». Riguardo ai musei campani il suo parere sui nominati? «A Caserta mi sarei aspettato qualcuno competente in marketing e organizzazioni culturali ma non solo. Ci vuole una competenza specifica. Con la commissione che ebbi onore e onere di presiedere, con esperti da tutt'Italia e architetti come Aimaro Isola, storici dell'arte come Anna Maria Matteucci, storici come Paolo Macry, studiammo un sistema di riorganizzazione del palazzo e chiedemmo che la metà dell'appartamento reale in mano all'Alta scuola della pubblica amministrazione, fosse liberata, perché ha arrecato danni incredibili. Metà dello spazio fa capo direttamente alla presidenza del consiglio: la scuola potrebbe sfrattarla Renzi stesso, con un provvedimento immediato ». Nessuno ha più citato quel programma, che ebbe anche dei costi? «Mai. E ora c'è un conterraneo di Franceschini, emiliano, che della reggia non sa molto. Altrettanto clamoroso è il nuovo direttore dell'Archeologico, secondo al mondo dopo Atene: dirigeva un piccolo museo di etruscologia a Cortona. Vedo clamorose mortificazioni: Capodimonte affidato a un giovane esperto che non ha nessun titolo paragonabile a quelli di Mariella Utili, una studiosa che ci ha lavorato per decenni. Paestum lascia addirittura sgomenti. Provinciale non è chi critica la nomina di uno straniero, ma chi nomina uno straniero improprio, che non conosce».
De Seta accusa: "Reggia di Caserta c'è un dossier dimenticato"
Lo storico dell'architettura Cesare de Seta critica le nomine nei musei, accusando la scelta ministeriale. Ricorda un report che con altri dieci "saggi" impiegò otto mesi per redigere, che parlava della Reggia di Caserta, ma che ora nessuno sa più niente. De Seta chiede ai responsabili del Mibact di ricordare il report. Il presidente della commissione selezionatrice Baratta accusa i critici di provincialismo, ma de Seta lo accusa di provincialismo per aver accettato di nominare direttori dei musei. De Seta ricorda un programma per la riorganizzazione del Palazzo Reale di Caserta, che chiese di liberare metà dello spazio all'Alta scuola della pubblica amministrazione.
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