Il direttore del «Kunst» e le nomine alla guida dei musei fiorentini: riforma necessaria Intervista telefonica fissata alle 12:15. Alle 12:12 il cellulare squilla: «Sono Gerhard Wolf». «Puntuale, da buon tedesco». «Ecco, non cominciamo subito con questa storia...», dice sorridendo nel suo italiano perfetto. Wolf è direttore, con Alessandro Nova, del Kunstistoriches Institut, istituto di ricerca sulla storia dell'arte e l'architettura nato 120 anni fa a Firenze e che, dal 2002, è un ente affiliato Max Planck, la più prestigiosa rete di istituti di ricerca tedeschi. Il tema sono i suoi due connazionali chiamati a guidare gli Uffizi e la Galleria dell'Accademia. Eike Shmidt è stato borsista e ricercatore dell'istituto dal 1994 al 2001, mentre Cecilie Hollberg che, fresca di nomina, ha subito auspicato una proficua collaborazione con il «Kunst» (come lo chiamano i suoi frequentatori abituali). E per chi temeva che Firenze si potesse trasformare in un avamposto di studiosi tedeschi, Wolf è chiaro: «Certo che no. Non si tratta di un'occupazione tedesca. Innanzitutto perché la nazionalità è un fattore secondario, anche per l'istituto che rappresento. È vero che la matrice è tedesca ma non siamo un ente statale e gli studiosi che lavorano con noi sono tedeschi solo per il 40, il resto si suddivide tra italiani e storici dell'arte internazionali. E poi la flessibilità del mercato del lavoro in Europa va aumentando». «Mi sono stupito che fossero stati scelti due tedeschi, e ne sono stato felice. Ma tutto qui. Ora l'importante è che si stabilisca un dialogo e che si lavori bene, come abbiamo sempre fatto, anche con i loro predecessori». «Ed è proprio per questo che invito a parlare non di due novità fiorentine, ma di tre. Non dimentichiamo Paola d'Agostino al Bargello, anche con lei crediamo e speriamo di poter instaurare un bel rapporto di collaborazione». «E poi continua all'Italia può far bene qualche straniero, anche se capisco la frustrazione di chi ci ha investito una vita intera e poi si è visto ricompensato in questo modo. Anche le varie discussioni riguardo ai salari mi sono sembrate inadeguate. Non è scandaloso quello che viene proposto a chi arriva (145 mila euro più 40 mila di indennità per Schmidt che dirigerà un museo di prima fascia e 78 mila più 15mila di indennità per Hollberg e d'Agostino, in musei di seconda fascia, ndr ), era scandaloso quello che veniva dato a chi ci è stato finora (la busta paga di Antonio Natali non arriva ai duemila euro al mese, ndr )». E riguardo alla riforma? «Il sistema italiano aveva bisogno di un cambiamento che accompagnasse il sistema museale sulla via del rinnovamento. Adesso abbiamo l'opportunità di vedere come lavoreranno in sinergia i vari soggetti». «Uno dei più gravi problemi del sistema conclude sono le infrastrutture disastrose in cui si trovano a lavorare, in modo eroico, gran parte dei professionisti».