Il Percorso del Principe non è solo il camminamento progettato dal Vasari tra gli Uffizi e Palazzo Pitti. È anche il sogno di un grande museo fiorentino. Sulla scia dei più importanti poli espositivi. La proposta del sindaco Dario Nardella raccolta dal ministro Dario Franceschini, ora diventa la scommessa del nuovo super-direttore Eike Schmidt, che dirigerà agli Uffizi e l'ex palazzo reale. Unire i due musei non è l'unica scommessa. Per stare al passo servirà svecchiarsi. E Schmidt ha subito lanciato l'idea dei biglietti da acquistare con gli smartphone, per abbattere le code. Anche ieri, fuori dalla Galleria, due ore di attesa. E i bagarini lì ad approfittarne. Sulla tecnologia, gli Uffizi sono piuttosto indietro. Ci sono le audioguide, ma i turisti si lamentano delle descrizioni («Non raccontano il contesto storico»), mentre non c'è traccia dei tablet, con le ricostruzioni virtuali proposte al Museo Egizio di Torino o alla Gare D'Orsay di Parigi. Così i turisti si attaccano agli smartphone per fare ricerche su Wikipedia: il portale degli Uffizi, concepito per i cellulari, e appena lanciato e poco intuitivo. Meno male che la wi-fi funziona, anche se è disponibile per un tetto massimo di 500 utenti. 920: il contatore elettronico delle presenze segna sempre lo stesso numero. «È il limite consentito, ma forse dentro si va oltre», spiega un dipendente degli Uffizi. Così, anche tra le sale ci sono code, per affacciarsi alla Tribuna di Francesco I, per vedere la Venere e la Primavera del Botticelli. La Medusa e il Bacco di Caravaggio sono lungo il corridoio di uscita: tanti visitatori neppure se ne accorgono. Capolavori stretti in sale troppo piccole, destino di un museo tanto ricco. Al Prado di Madrid l'Annunciazione del Beato Angelico è trattata come un'icona, tanto da avere una decina di metri liberi di fronte a sé. E se il turista vuol prendersi una pausa, alla minuscola caffetteria ecco panini, focacce e pizzette. Di piatti caldi da consumare sulla terrazza, però, solo tre: lasagne o ravioli al pomodoro e brasato di tacchino con patate. Stop. Pensare che a Londra, alla National Portrait Gallery, oltre alla canonica caffetteria, c'è un ristorante grande un piano intero, carissimo, che fa sempre il pienone. E la vista è sulle cupole grigie di Trafalgar Square, mica su quella del Brunelleschi. Al negozio di guide, libri e souvenir tutto è così stipato da sembrare un mercato ambulante. «È tutto affastellato, non sappiamo mai dove mettere le cose racconta una dipendente ci servirebbe il triplo dello spazio, faremmo affari d'oro». Dall'esterno non c'è un accesso diretto, è una gimkana. Così, chi è uscito quasi mai rientra; e spesso va ai tappetini degli abusivi. Dagli Uffizi a Palazzo Pitti, il Corridoio Vasariano è vuoto, ma solo perché qui si entra con visite guidate da 25 persone alla volta. Troppo stretto il passaggio quando si gira attorno alla Torre dei Mannelli; difficile pensare che le folle degli Uffizi possano addentrarsi lungo il percorso del Principe. Dentro, 400 autoritratti, una collezione unica al mondo, da Andrea del Sarto a Rubens, fino a Francesco Clemente. Di fronte a Pitti, un'altra strettoia; così, l'uscita più comoda dà sul giardino di Boboli, alla Grotta del Buontalenti. Lì, ci sono le transenne e nessuna concessione alla cultura pop, all'invenzione del primo gelato nell'antica ghiacciaia dei Medici, 415 anni fa. Nel giardino c'è molta gente accaldata. Le comodità sono abolite: per il bar bisogna tornare nel cortile di Palazzo Pitti. «Cosa chiedono i turisti? La rete wi-fi», dicono nell'ex palazzo reale. Alla Galleria Palatina, nel museo che ha più quadri di Raffaello al mondo, undici (ma pochi lo sanno; mentre lo scorso anno, a Milano, per una sola opera del Sanzio esposta a Palazzo Marino ci furono mesi di battage), la moquette è sporca, gli intonaci sono grigi e l'aria condizionata è affidata ai vecchi «pinguini». Alla galleria del Costume, gli abiti della Duse o di Patty Pravo non sono accompagnati da alcun riferimento video o multimediale. E per sfidare il caldo ci sono soltanto i ventilatori. Eppure è tutto pieno, il genere pop ha il suo mercato. Destino diverso per la galleria di Arte moderna e il museo degli argenti: davanti ai quadri dei Macchiaioli, nessuno. Dalle folle degli Uffizi fino alle stanze deserte di Palazzo Pitti, il percorso del Principe prende una piega triste. Pieni e vuoti da armonizzare. E da ammodernare. In bocca al lupo, direttore Schmidt.