SALERNO Il futuro di quei templi sopravvissuti, «memorie di una città una volta magnifica», al punto da brillare come «la più splendida immagine» che al termine del suo Grand Tour Goethe portò con sè al Nord, è ora nelle mani di Gabriel Zuchtriegel, l'archeologo tedesco che, con i suoi 34 anni, è il più giovane dei venti nuovi direttori dei principali musei italiani, annunciati ieri dal ministero dei Beni Culturali. Laureato in Archeologia classica, preistoria e filologia greca alla Humboldt-Universität di Berlino, in tasca un dottorato di ricerca in Archeologia classica a Bonn ed una lunga esperienza di scavi in Italia e all'estero, il professore a contratto di Archeologia e storia dell'arte greca e romana all'Università della Basilicata, guiderà il parco archeologico di Paestum. Lei è il più giovane tra i direttori scelti per timonare venti dei più prestigiosi musei italiani. Una bella responsabilità, non trova? Sono per il lavoro di squadra e confido nella collaborazione dei miei colleghi di Paestum che sicuramente avranno maturato una grande esperienza. Un team solo di giovani non funziona, così come non può andare bene un gruppo di soli "adulti". Il mix invece è sempre vincente. Nel colloquio con la commissione, come anticipato dal selezionatore Paolo Baratta a Repubblica, a tutti i candidati è stato chiesto cosa avrebbero fatto se fossero diventati direttore. Lei cosa ha risposto? Ho cercato di esporre al meglio le mie idee su come conquistare nuovi pubblici, come gestire i depositi, la ricerca. Credo che questi siano i punti salienti, anche se aspetto di insediarmi e di discutere con i colleghi e con il Ministero il da farsi. Una cosa è certa. Paestum ha delle potenzialità veramente enormi e quel sito che ha stregato Goethe e Piranesi deve essere inserito in un contesto territoriale specifico. Credo sia fondamentale lavorare in partnership con i Comuni, gli enti che si occupano di turismo, perchè la gente non arriva a Paestum solo per il museo, ma neppure esclusivamente per il mare. Anche in questo caso è il mix che fa la qualità. Bisognerà sederci tutti intorno ad un tavolo e ragionare sullo sviluppo strategico, sul potenziamento della comunicazione e sulla qualificazione dell'offerta. Lei prima ha fatto riferimento ai depositi. Moltissimi musei italiani, come ben saprà, custodiscono nel loro ventre tesori preziosi che forse meriterebbero di essere condivisi con il pubblico. Cosa ne pensa? Bisogna tirar fuori dalla polvere quello che la ricerca ha portato alla luce. Quando si parla di Paestum si pensa sempre alla tomba del Tuffatore che è sicuramente una eccellenza, come testimonia il successo della mostra milanese, ma ci sono tantissimi altri reperti che meriterebbero maggiore attenzione. Il primo passo è la scansione e la digitalizzazione, in modo da farli entrare nel dibattito non solo scientifico, ma anche espositivo e divulgativo. Un progetto ambizioso che necessita risorse. La riforma le impone di reperirne in autonomia. Come valuta la possibilità di partnership con soggetti privati? Bisognerà valutare i singoli casi. La cosa non mi spaventa, la vedo come una sorta di autonomia speciale, non come una privatizzazione. In generale come giudica questo nuovo corso voluto dal Ministero? Credo che era ora di voltare pagina, perchè i tesori di questi musei sono veramente grandi, c'è tanto da scoprire e da comunicare. Quando si insedierà a Paestum? Ancora non ci è stato comunicato, ma conosco bene il territorio, l'ho più volte attraversato come turista "scientificamente interessato". Lei è l'unico straniero che ha partecipato al bando internazionale per il Sud. Puntava anche a Reggio Calabria, mentre i suoi colleghi si sono orientati tutti per le strutture museali del Nord. Come mai? Amo il Sud, all'interno dell'Italia è la mia casa. Mi sono formato moltissimo tra Matera, Napoli e la Sicilia e ho svolto molte ricerche tra Reggio Calabria e Taranto. Per certi versi è stata una scelta naturale. L'Italia è un Paese che mi ha dato moltissimo. Mi ha fatto crescere. E valuto questa nomina come l'opportunità per ricambiare. Un'opportunità che ha scatenato non pochi mal di pancia soprattutto tra gli addetti ai lavori, che hanno puntato il dito contro la "valanga degli stranieri". Non mi sento uno straniero che viene in Italia per insegnare, ma un uomo che dall'Italia ha imparato moltissimo, grazie a persone di grande capacità e volontà. Saranno i risultati a giustificare le scelte della riforma. A quale "pezzo" di Paestum è maggiormente legato? Mi sta a cuore anche l'ultimo coccio. Non sono uno storico dell'arte, ma un archeologo e dunque mi interessa la storia e le storie che l'hanno tessuta.