Intervista alla donna che guiderà per i prossimi quattro anni la grande struttura composta da Palazzo Reale, Armeria Reale, Galleria Sabauda, Museo Archeologico, Biblioteca Reale, Cappella della Sindone e Giardini Reali: "Voglio che tutto ciò sia percepito come un insieme unitario" "Il primo obiettivo è che il Polo Reale venga percepito come un insieme unitario, come accade nei grandi musei internazionali, un esempio per tutti l'Ermitage. Lì trovi dai reperti egizi all'arte moderna, eppure dici di avere visto l'Ermitage. Vorrei che a Torino succedesse finalmente la stessa cosa e non si parlasse più di visite all'Armeria o alla Sabauda, ma al Polo. Per questo occorrerà trovare linee guida comuni, a partire dal collezionismo sabaudo: per rimanere in tema, al centro del museo di San Pietroburgo c'è quello di Caterina la Grande". Enrica Pagella, nominata dal Mibact direttore del Polo Reale, anticipa così l'idea portante per la complessa struttura che guiderà per i prossimi 4 anni. Quali progetti ha in mente, e quali ha presentato al concorso, per il suo grande museo, che in realtà ne riassume cinque? "Parlare per ora di veri e propri progetti non è possibile, per formularli occorrono conoscenze ed esperienze sul campo specifico. Al colloquio di fronte alla commissione ho presentato piuttosto le linee di sviluppo futuro e i punti di convergenza delle diverse realtà, partendo dalla storia del collezionismo dei Savoia e puntando sulla comunicazione, che dovrà essere omogenea, dai cartellini ai supporti multimediali e digitali. E ho individuato gli elementi di debolezza del sistema, dalla custodia, agli orari di apertura, ai servizi di accoglienza carenti". Su questo punto in estate sono emersi gravi problemi: si riuscirà a fare del Polo un museo moderno ed efficiente? "Agire con decisione sulla qualità dell'offerta è la grande sfida che abbiamo davanti. Questo significa garantire l'efficienza dei servizi di accoglienza, ma anche, e forse soprattutto, migliorare l'accessibilità dei contenuti con la coerenza dei percorsi di visita. Quando si entra in un museo, si dovrebbe essere accolti sin dall'inizio da una storia che prosegue in tanti capitoli: questo può avvenire con l'ordinamento trasversale delle collezioni, dal reperto antico al manoscritto e al dipinto, in modo che ogni pezzo sia parte di una costruzione narrativa, e con l'ausilio di tutte le mediazioni, dalle didascalie alle audioguide e alle app. Ma c'è un altro punto importante ". Quale? "Occorrerà impostare un programma di analisi dei pubblici, per soddisfare meglio la fruizione dei diversi segmenti collezionistici. E poi accoglienza significa creazione di ambienti curati in ogni dettaglio, dai testi alle opere, agli allestimenti, alle luci, alle aree di sosta... È un elenco infinito, un impegno che deve essere sentito da tutti coloro che lavorano nel museo come un dovere di primaria importanza". Sono in arrivo per il Polo sabaudo sette milioni dal Mibact: quali sono le priorità di spesa? "Le priorità sono già state individuate dal Mibact e vanno dalla conclusione dei restauri della Cappella della Sindone, alla riapertura dei Giardini reali, alla creazione di nuovi spazi di accoglienza sulla fronte del Palazzo Reale, al piano interrato. Semmai, sarà importante fare in modo che questi obiettivi siano raggiunti con alti standard e armonizzati con le esigenze di percorso del museo". Come mai ha sentito l'esigenza di cambiare, dopo tanti anni a Palazzo Madama? "Sono tanti anni, appunto, 15 per l'esattezza: la prima metà dedicata ai cantieri, l'altra allo sviluppo. In mezzo, la sfida del passaggio dalla gestione diretta del Comune alla Fondazione Torino Musei e quella, meno esplicita ma tanto più destabilizzante, della crisi finanziaria globale apertasi nel 2008, che ha costretto i musei a confrontarsi con nuovi temi di sostenibilità economica e sociale. È stata una bellissima avventura, ma il mestiere di un direttore è anche quello di accumulare esperienze per disegnare nuovi scenari: questo richiede una disponibilità un po' nomade e per me è venuta l'ora di esplorare nuove frontiere ". Da un museo ad amministrazione civica alla grande macchina dello Stato: che effetto le fa? "È una questione che mi interessa. I musei civici sono stati per molti aspetti realtà più dinamiche degli statali, ma ora la riforma Franceschini disegna finalmente terreni adatti all'azione comune, fissa i presupposti per un vero sistema museale integrato, che può trasformarsi in supporto prezioso per la tutela territoriale, che resta in capo alle soprintendenze ". Quando pensa di iniziare? "Questo sarà tema di contrattazione con la Fondazione Torino Musei, comunque di sicuro entro fine anno".