Non riesco francamente a condividere l'entusiasmo per il 'gestò o la 'ventata d'aria nuovà che sarebbero rappresentati dalla scelta dei direttori dei venti supermusei annunciata dal ministro Dario Franceschini. Sono invece convinto che gli atti di governo vadano valutati nel merito, e non sul piano metaforico o simbolico. E anche se è vero che, per molti versi, il precedente assetto dirigenziale di molti di questi musei non era soddisfacente, ciò non implica affatto che qualunque soluzione sia preferibile solo perché è 'nuova'. E, via via che passano le ore, appare sempre più chiaro che proprio in Campania si concentrano alcune delle scelte più avventate: anzi, sbagliate. Sospendo il giudizio su Capodimonte - anche se noto che alla guida di un museo di quel rango avrei preferito qualcuno che avesse già diretto un grande museo, e non chi è stato solo curatore di una sezione di museo. Sono invece profondamente preoccupato per il futuro della Reggia di Caserta e del Museo Archeologico di Napoli. Mauro Felicori, nuovo direttore della Reggia, non è uno storico dell'arte, ma un laureato in filosofia che ha lavorato come dirigente nei settori dell'economia e del marketing culturale, all'interno dell'aministrazione comunale bolognese: cioè in quel mondo del Partito Democratico emiliano da cui proviene lo stesso ministro Franceschini. Non metto in dubbio la qualità della persona: ma si tratta di un curriculum clamorosamente inadeguato alla direzione della Reggia. Quando l'idea dell'autonomia dei musei cominciò a prendere corpo nella Commissione Bray per la riforma del Ministero per i Beni culturali (della quale ero membro), il fine condiviso era quello di fare finalmente dei nostri musei dei centri di ricerca: cioè dei luoghi di produzione e di redistribuzione della conoscenza. Ma una nomina come quella di Felicori stronca in radice questa possibilità: ed è francamente deprimente dover dire ai giovani napoletani che studiano arte e archiettura barocche che - se sperano un giorno di dirigere la Reggia di Caserta - dovranno cambiare studi, e sperare di passare prima per l'amministrazione comunale 'giusta'. Ancor più grave appare, se possibile, la scelta di Paolo Giulierini per l'Archeologico. Un Museo straordinariamente importante e vasto (ma anche eccezionalmente provato) finisce nelle mani di un laureato in archeologia che (stando al suo curriculum) non avrebbe i titoli scientifici nemmeno per diventare ricercatore universitario a tempo determinato. E davvero si vorrebbe sapere quali fossero gli altri due nomi della rosa che la commissione ha offerto al ministro. L'unico titolo di Giulierini è l'aver diretto il piccolo Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona. Quel delizioso museo è stato progettato dal notissimo etruscologo Mario Torelli, il quale chiese (ma non ottenne) che il direttore fosse scelto per concorso: l'amministrazione comunale toscana volle invece nominare Giulierini, e Torelli si rifiutò perfino di intervenire all'inaugurazione del 'suò museo. Il modo in cui gli enti locali scelgono il personale tecnico dei loro musei è una delle croci del nostro patrimonio culturale: ma che un posto ottenuto in quel modo diventi il trampolino per essere lanciati a dirigere il maggior museo archeologico del mondo è semplicemente inaudito. Non so se queste osservazioni siano "piagnistei": so però che queste nomine non possono che indurre a levare più alto quell'urlo di dolore per il Sud di cui ha scritto Roberto Saviano. Perché ancora una volta è il Sud che paga il prezzo più alto del cinismo di una classe politica che nasconde dietro la cortina fumogena del nuovismo la propria incapacità di riformare davvero.
Musei, scelte sbagliate per Caserta e l'Archeologico
Il ministro Dario Franceschini ha annunciato la scelta dei nuovi direttori dei venti supermusei, ma il sottosegretario del Ministero per i Beni culturali, Mauro Felicori, e il direttore del Museo Archeologico di Napoli, Paolo Giulierini, sono stati criticati per la loro mancanza di qualifiche. Felicori è un laureato in filosofia che ha lavorato come dirigente comunale, mentre Giulierini è un laureato in archeologia che non ha titoli scientifici per diventare ricercatore universitario. Le critiche sono state sollevate per la mancanza di qualifiche e per il fatto che le scelte siano state fatte senza un concorso.
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