TRENTO. Era conosciuto a livello internazionale come «Mister Palmira», l'archeologo di 82 anni Khaled al-Asaad che per 50 anni era stato capo del sito archeologico di Palmira, la città a nord di Damasco famosa grazie alle rovine romane che ospita da oltre 2.000 anni. Assassinato dai miliziani dell'Isis martedì, torturato e decapitato nella piazza centrale di Palmira, perché non aveva voluto svelare il sito delle rovine nascoste, ieri è stato ricordato anche in Trentino. Tra gli altri, dagli archeologi trentini Dario Di Blasi e Franco Marzatico. Il primo, conservatore onorario presso il museo civico di Rovereto e direttore della rassegna internazionale del cinema archeologico; il secondo, ex direttore del castello del Buonconsiglio e soprintendente in pectore per i beni culturali della provincia di Trento. Nessuno dei due conosceva personalmente l'archeologo siriano, ma entrambi ne stimavano enormemente il lavoro. «La morte di al-Asaad è una tragedia commenta Marzatico anzi una dimostrazione tragica di quanto sia importante il patrimonio artistico e culturale. Ed è per questa sua rilevanza che va protetto e difeso». Concorda Di Blasi quando afferma che «l'unica cosa da fare è impegnarsi per cercare di sensibilizzare sulla necessità di tutelare e conservare beni talmente preziosi». Sulla vicenda sono in molti a esprimersi, e le accuse non si scagliano soltanto sui miliziani dell'Isis, ma anche sulla politica internazionale e sul traffico commerciale di beni archeologici. È Di Blasi a chiarire cosa effettivamente si intende con ciò: «Dietro l'assassinio di al-Asaad c'è il traffico internazionale delle opere che vengono vendute per acquistare armi. E lo scandalo è proprio qui, pronto a concretizzarsi nell'indifferenza generale della nomenclatura politica che, al di là dello shock del primo impatto, è totalmente incapace di intervenire per interrompere un simile commercio». Dunque lo scopo dell'Isis non sarebbe la distruzione fine a sé stessa. È innegabile, infatti, che i jihadisti attribuiscano alle realtà culturali, archeologiche e artistiche (esattamente come Palmira) un importante valore simbolico. Tuttavia un simile riconoscimento non può essere letto in una chiave di consapevolezza e identità. «L'obiettivo dell'Isis sembra essere distruggere tutto ciò che è altro da sé spiega Marzatico ma per un motivo ben preciso: sancire l'anno zero, fare in modo che tutto il passato non venga semplicemente dimenticato, ma che addirittura venga percepito come mai esistito. Cosa può volere dire? Che il patrimonio culturale è, ed è sempre stato, una spina nel fianco per i totalitarismi» Quali che siano le opinioni degli esperti sul perché di una simile brutalità, il grido che si leva è unanime: è necessario un maggiore impegno da parte dei governi e delle forze politiche e sociali, non soltanto per salvaguardare il «patrimonio dell'umanità», ma anche per impedire il compimento di altri crimini orrendi. Ma adesso che lo sgomento è ancora troppo forte non si può far altro che ricordare e condannare. Così il Mag (Museo Alto Garda) accoglie l'invito del presidente dell'Anci (Associazione nazionale comuni italiani) Piero Fassino, esponendo la bandiera del lutto a mezz'asta. «Onorare Khaled al-Asaad e opporsi alla ferocia assassina dell'Isis», sono le parole del ministro Dario Franceschini.
Il Trentino piange l'archeologo al-Asaad. Di Blasi e Marzatico: tragedia immensa
L'archeologo siriano Khaled al-Asaad, noto come Mister Palmira, è stato assassinato dai miliziani dell'Isis nella piazza centrale di Palmira, in Siria, per non aver voluto rivelare il sito delle rovine romane. La sua morte è stata ricordata anche in Trentino, tra cui dagli archeologi trentini Dario Di Blasi e Franco Marzatico. Di Blasi e Marzatico hanno espresso la loro condanna per la brutalità dell'Isis e hanno sottolineato l'importanza di tutelare e conservare il patrimonio artistico e culturale. La vicenda ha sollevato accuse contro la politica internazionale e il traffico commerciale di beni archeologici.
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