Michele Stefanile Archeologo e ricercatore presso l'Università di Napoli L'Orientale Caro direttore, la questione è spinosa. Diciamo che di fronte alla possibilità di migliorare la gestione dei nostri maggiori musei con nomi nuovi, si poteva fare meglio. Bisognava riflettere. Spesso non era un problema di nomi, ma di strumenti a disposizione: anche il miglior direttore, con pochi mezzi, può fare poco. Sui nominati, mi stupisce ad esempio l'affidamento del Museo di Napoli a un etruscologo, o quello di Museo e sito di Paestum a un giovanissimo studioso con qualche lavoro su Eraclea e Gabii e, come sembra, esperienza minima nella cura e nella gestione museale. Per il resto, l'esaltazione dei nomi stranieri, o della giovane età, mi sembrano solo slogan populisti. Certo la cultura non ha confini, e la semplice età anagrafica significa poco, ma l'esperienza e le competenze, in un ruolo di vertice in siti di tale importanza, non possono essere trascurati. Si assumano anche venti stranieri di trent'anni, se il loro curriculum è superiore rispetto a quello dei concorrenti nostrani. Ma vedere scavalcati i nomi di chi ha portato avanti per anni la gestione (eccellente) di Ercolano, come Maria Paola Guidobaldi, attirando fondi e sponsor, o di validi studiosi che hanno mandato avanti musei con mezzi e fondi sempre più esigui, colpisce non poco.
Volevano volti nuovi? Ce n'erano di migliori
Michele Stefanile, archeologo e ricercatore dell'Università di Napoli L'Orientale, esprime preoccupazione per la scelta dei nuovi direttori dei maggiori musei italiani. Secondo Stefanile, la gestione dei musei non è soltanto un problema di nomi, ma anche di strumenti a disposizione. Egli critica l'affidamento di musei importanti a studiosi stranieri o giovani con poche esperienze nella gestione museale. Stefanile sostiene che l'esperienza e le competenze sono fondamentali per un ruolo di vertice in siti di tale importanza. Egli propone di assumere anche studiosi stranieri con un curriculum superiore a quello dei concorrenti italiani.
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