La polemica alla Biennale di Venezia quest'anno l'ha attizzata il ministro Buttiglione: «Vedo che non c'è un padiglione italiano e non vedo artisti italiani, è un segno di provincialismo, denota un complesso di inferiorità. Non è che si può fare la vera Biennale di soli stranieri e in un angolo si mettono gli indigeni. Occorre scegliere curatori che conoscano l'arte italiana». Ma come fa un curatore straniero a conoscerla se non si potenziano le strutture pubbliche di ricerca sul contemporaneo? Questo il ministro non lo dice. Occorrono soldi, decisione politica e scelte professionali precise. In Italia i soldi mancano a tutti i musei, e la Biennale ha come unica ricchezza il prestigio della storia. Nel 2007 riavremo un padiglione nazionale, ma molti progetti sulla Biennale sono rimasti sulla carta, quindi è legittimo essere prudenti. Ida Gianelli, direttrice, di Rivoli, è stata nominata, curatrice di questo erigendo padiglione nazionale, vedremo se riuscirà a esercitare il mandato e ad aprire un confronto più ampio sulla situazione italiana di quanto non sia finora successo a Rivoli. Rispetto a due mesi fa, quando a Roma alla conferenza stampa di presentazione della Biennale, nulla era stato deciso, c'è un passo in avanti. Hanno avuto effetto, forse anche su Buttiglione, le molte critiche e la lettera a Croff (firmata da 5000 persone), in cui si richiede il riadattamento dell'attuale "Padiglione Italia", in modo che possa contenere anche la rappresentanza nazionale. Ma il problema di fondo resta: la ricerca va fatta qui. Gli artisti italiani devono poter andare a confronto con quelli di altri paesi prima di tutto nelle mostre che si organizzano in Italia. Altrimenti l'unica possibilità garantita è emigrare. Non servono cartelli protezionistici, ma non serve neanche fare le anime belle e importare grandi rassegne e artisti stranieri per sentirsi alla pari. Fino a quando non si accetta il rischio di presentare per primi l'arte del proprio paese, si sarà sempre subalterni alle istituzioni internazionali che questo lavoro lo fanno. Un esempio recente: nella mostra di Rivoli "Volti nella folla", realizzata insieme all'Ica di Londra, una grande panoramica che inizia dal Futurismo (dove non ci sono quadri emblematici, come il "Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo, o "Rissa in Galleria" di Boccioni), l'unico artista contemporaneo italiano è Michelangelo Pistoletto. Cosa ne deduce un osservatore straniero? Che non c'è nessun altro degno di partecipare a questa rassegna. Non lo pensa nessuno, ma questi sono momenti cruciali per una discussione diretta, normale, attraverso il catalogo, la presenza di osservatori, critici, collezionisti, che, in questo caso, sono già internazionali, visto che la mostra è stata presentata anche a Londra. Quando si prova interesse per un artista, è fondamentale vedere il curriculum e la presenza a mostre in spazi importanti influenza il giudizio. Non si tratta di proteggere, ma di promuovere l'arte italiana con mostre collettive e personali nei luoghi deputati. Il lavoro di ricerca sul proprio campo non lo può fare chi abita altrove, quello verrà dopo, in base alla qualità che si sarà stati capaci di individuare e di proporre al meglio. Succede normalmente dall'Inghilterra alla Germania, agli Usa, alla Corea, all'India, alla Russia, alla Cina e ai tanti altri che la globalizzazione ha connesso, con l'Occidente. Riguarda la decisione di produrre cultura e non solo, scarpe, mele e tecnologia vantaggiosa per le finanze traballanti dell'Occidente. Nel '99 Harald Szeemann aveva portato alla Biennale un gran numero di cinesi, un'intuizione che non riguarda solo l'arte, ma l'economia di tutto il mondo. Nel 2007 è prevista la costruzione di un padiglione cinese all'Arsenale. Loro lo faranno di sicuro. Quindi, l'assenza degli italiani alla Biennale di Venezia non va inquadrata solo in un'esterofilia subalterna, ma in un diverso dialogo col mondo, dove ognuno deve sapere importare e esportare, altrimenti il tesoro vivente costituito da questa città perderà il suo primato di influenza, magari, a favore di Kwangiù, dove si svolge una biennale in crescita di qualità e invenzione. Per risolvere questo problema non sono sufficienti le polemiche sui grandi quotidiani, servono progetti specifici e investimenti credibili. Invece di diminuire le tasse, sarebbe meglio studiare sistemi fiscali per favorire le donazioni e cominciare a dotarsi dei patrimoni culturali necessari per dialogare alla pari con i grandi musei americani, che continuano ad essere i più potenti del mondo, almeno fino a quando il colosso cinese non deciderà di entrare anche in questo "mercato". Le banche straniere stanno creando fondi basati sull'arte, quindi, per superare "il complesso di inferiorità", servono scelte politiche precise, che il ministro Buttiglione farebbe bene a mettere in agenda. Dalle manifestazioni a lato della Biennale è emerso un segnale importante: in istituzioni storiche come la Fondazione Querini Stampalia e la Fondazione Bevilacqua La Masa sono state organizzate le prime personali italiane di Kiki Smith (Querini); Karen Kilimnik, Jorge e Lucy Orta, Yona Friedman ( Bevilacqua). Di nuovo solo stranieri? Sì, ma sia la Querini che la Bevilacqua hanno alle spalle regolari ricerche sulle nuove generazioni italiane. Offrire mostre mai viste le ha poste in vantaggio rispetto alla Biennale, dove quasi tutte le opere sono già note e alcune sono passate di recente in musei italiani. La credibilità ottenuta è una buona carta da giocare per far conoscere anche l'arte italiana, magari ci auguriamo alla prossima Biennale. Comunque hanno usato la platea veneziana per rendere competitivi i propri spazi, e questo fa comunque bene anche all'arte italiana. Chi avrà una mostra in queste sedi godrà della notorietà internazionale che si sono guadagnate.
La Biennale di Venezia non indaga la giovane arte italiana
Il ministro Buttiglione ha criticato la Biennale di Venezia per l'assenza di un padiglione italiano e di artisti italiani. Ha sottolineato l'importanza di scegliere curatori che conoscano l'arte italiana e di investire in strutture pubbliche di ricerca. Ha anche criticato la mancanza di mostre italiane in istituzioni storiche come la Fondazione Querini Stampalia e la Fondazione Bevilacqua La Masa. Ha sostenuto che la ricerca e la promozione dell'arte italiana sono fondamentali per superare il "complesso di inferiorità" e per essere competitivi con le istituzioni internazionali.
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