L'arte in Campania aveva bisogno di un cambio di passo e le nomine dei direttori-manager vanno in questa direzione». Così Achille Bonito Oliva. Che prosegue con un'obiezione: «La chiamo una piccola questione meridionale e consiste nel mancato riconoscimento di alcune figure che avevano molto ben fatto: Valeria Sampaolo e Mariella Utili». NAPOLI. «Dinamismo, entusiasmo, necessario cambio di passo». Per il critico Achille Bonito Oliva «l'arte in Campania aveva bisogno di tutto questo per svecchiare antiche logiche e paralisi burocratiche. Le nuove nomine dei direttori-manager vanno in questa direzione e non posso che esserne felice. Ma un'obiezione ce l'ho e riguarda proprio Napoli». E qual è? «Io la chiamo una piccola 'questione meridionale', ovvero i mancati riconoscimenti ad alcune figure che avevano molto ben fatto in passato, nonostante i continui tagli in bilancio. Mi riferisco all'ex direttrice del museo Archeologico Valeria Sampaolo e a Mariella Utili che aveva concorso per Capodimonte e la Reggia di Caserta. A lei, però, rimane almeno la soprintendenza al Polo museale della Campania (ovvero di 24 strutture al netto delle istituzioni diventate autonome: Capodimonte, Paestum, Regge di Capodimonte e di Caserta e Archeologico ndr )». Una questione anche femminile visto che i direttori - Mauro Felicori (Reggia di Caserta) Paolo Giulierini (Archeologico) Sylvain Bellenger (Ca podimonte) Gabriel Zuchtriegel (Paestum) - sono tutti uomini? «Sì, ma anche in questo caso, riguarda solo la Campania perché le nomine di Anna Coliva alla Galleria Borghese e di Cristiana Collu alla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma testimoniano una volontà di rinnovamento che intercetta altissimi profili professionali. Peccato per le nostre dirigenti che, ne sono certo, avrebbero avuto le capacità e la preparazione necessarie per creare nuove strategie in strutture di cui avevano già una conoscenza approfondita». Valeria Sampaolo, peraltro, in graduatoria aveva un punto in più del vincitore, posizione poi mutata dopo il colloquio. Ritiene giusto il metodo? «Francamente sul metodo non ho nulla da eccepire. Se uno partecipa a un concorso siffatto, sa come sarà esaminato e accetta le condizioni. Altrimenti non fa proprio domanda». Conosce i neo-nominati? «Di fama. E penso che riusciranno a rinnovare soprattutto la comunicazione dei musei con il pubblico. Prendiamo ad esempio il più giovane, il 34enne destinato a Paestum. Ebbene credo che con il suo entusiasmo potrà vincere la sfida del rilancio, abbattendo le resistenze locali. Gli scavi sono un patrimonio universale che va valorizzato anche creando collegamenti con altri siti come la Reggia di Caserta e la Certosa di Padula». Dove lei per anni ha curato molti interventi e rassegne. «Sì, in base al concetto di 'progetto del passato'. Ho voluto che opere contemporanee fossero incastonate nelle antiche celle. Solo che oggi restano chiuse per mancanza di personale». I custodi, appunto. Uno dei nodi che dovranno sciogliere i nuovi direttori. «Per questo sono contento che si tratti di manager e non di studiosi puri. Per dialogare con i sindacati e risolvere importanti questioni organizzative ci vogliono un piglio e una destrezza che io certamente non avrei». Da critico, invece, cosa consiglia? «Di non isolarsi e di pensare in rete. L'Archeologico, ad esempio, dovrebbe essere collegato all'Albergo dei Poveri, una struttura meravigliosa e abbandonata. Non importa di chi sia la competenza specifica (in questo caso è del Comune ndr ), è necessario superare gli ostacoli burocratici e, soprattutto, non lasciarsi travolgere dal pessimismo autoctono».