E' possibile che in Italia il gioco del calcio sia più «avanzato» della cultura? A giudicare dalla qualità del dibattito suscitato dalle nomine dei responsabili di alcuni musei italiani si direbbe di sì. Mentre le maggiori società calcistiche fanno a gara per assicurarsi i migliori talenti disponibili sul mercato, senza badare alla nazionalità o al colore della pelle, ci si stracciano le vesti se a dirigere la Galleria degli Uffizi o il Museo di Capodimonte vengono chiamati uno studioso tedesco o un manager culturale francese. Ve li immaginate Berlusconi o De Laurentiis pronti a rinunciare a Ibrahimovic o Higuain, solo perché preoccupati di «non umiliare le risorse interne»? Si tratta di un vero e proprio paradosso: la globalizzazione imperversa nel campo dello sport, mentre segna il passo nell'ambito della cultura. È riconosciuta la libera circolazione delle pedate, ma non delle idee. D'altra parte, la discussione innescata dalle scelte di Franceschini lascia emergere una mentalità e un costume tanto diffusi, quanto nocivi per la crescita civile di questo Paese. Il nodo vero è l'individuazione dei criteri ai quali ricondurre i meccanismi della promozione, in tutti i campi e a tutti i livelli. Malamente sprecata a ogni piè sospinto, la parola chiave è competenza. Se ci si riflette con la necessaria freddezza, si può scoprire che è semplicemente insensato adoperare strumenti selettivi diversi, da quelli basati sul merito. Né si può obiettare che, così facendo, ci si arrenda alla «logica» darwiniana dell'attuale fase neocapitalistica, se è vero che anche il presidente Mao diceva che «non importa quale colore abbia; importa che il gatto mangi il topo». Così come peraltro i tifosi juventini di fede leghista si farebbero impiccare, piuttosto che vedere applicata anche a Pogba la politica dei «respingimenti» auspicata per tante altre persone di colore giunte nel nostro Paese. Nei prossimi mesi, sarà possibile verificare se quanto è accaduto per i musei sia il segno di una più generale inversione di tendenza. O se dovremo accontentarci del ritorno di Ibrahimovic.