NUOVI manager dei musei, il primo banco di prova sono le gare per i servizi. Sin dal loro insediamento Eike Schmidt agli Uffizi, Cecilie Hollberg al museo dell'Accademia e Paola D'Agostino al Bargello si troveranno ad affrontare subito la sfida dei servizi aggiuntivi: dall'accoglienza e dal guardaroba alle prenotazioni, dal marketing al bookshop, dalle caffetterie e dalla ristorazione alla didattica e alle mostre. Tutte cose che nei tre maxi musei cittadini, così come in tutti quelli dell'ex Polo fiorentino, sono gestiti dal 1998 da Opera laboratori, società del gruppo Civita e maggiore realtà italiana del settore. Un sistema, quello dei concessionari privati che operano, molti dei quali in regime di monopolio e in proroga da anni, nei musei italiani, indicato dal ministro Franceschini come uno dei bersagli prioritari della riforma. Ma com'è nata la scelta dei manager nella commissione che ha esaminato curricula e progetti? Era stato deciso fin dall'inizio che il punteggio più alto sarebbe stato per le esperienze gestionali, meglio se nei musei. E il neo direttore degli Uffizi Schmidt è stato sentito sulle possibilità di trovare 'sponsorizzazioni convincenti'. Secondo i detrattori della riforma, i compensi 'poco appetibili' spiegherebbero comunque lo scarso interesse dimostrato dai grandi nomi dei maggiori musei del mondo: agli Uffizi i direttori di fascia alta prendono 145mila euro lordi più 40 di indennità e alloggio di servizio. ESTRANEI ai ranghi della pubblica amministrazione, con curriculum poco pertinenti, e per di più stranieri. A sentire i critici del giorno dopo, i 20 nuovi supermanager scelti dal ministro Franceschini per ricoprire altrettanti incarichi nei maggiori musei statali italiani sono pieni di difetti. Critici altolocati, come l'ex soprintendente del Polo Museale Cristina Acidini («è passata l'idea che i tecnici del ministero siano arretrati, provinciali, chiusi») e lo stesso direttore uscente degli Uffizi Antonio Natali («non si poteva dire che restava il vecchio direttore»), nove anni spesi dentro uno dei più importanti musei del mondo che non gli sono valsi la riconferma. Al suo posto il tedesco-statunitense Eike Schmidt (uno dei 2, su 3, dei nuovi dirigenti in arrivo a Firenze, l'altra non italiana è Cecilie Hollberg, per l'Accademia), storico dell'arte, che ha soprattutto diretto musei in giro per il mondo, l'ultimo a Minneapolis. Con risultati evidentemente molto apprezzati dalla commissione di esperti presieduta da Paolo Baratta (che lo ha inserito nella terna finale, poi sottoposta al ministro). Ma davvero, come sostengono i detrattori della rivoluzione Franceschini, avrebbe vinto solo la logica dello spoils system tipico dell'era Renzi? In realtà, i criteri di selezione stabiliti dal bando per i dirigenti erano chiari: il punteggio più alto sarebbe andato alle esperienze gestionali di musei, tanto meglio se di più musei. Il che come fanno notare fonti ministeriali - ha portato a graduatorie in larga misura obbligate, e spiega, oltre a quello di Schmidt, anche il caso della tedesca Cecilie Hollberg all'Accademia (con il Museo di strumenti musicali): non una storica dell'arte (è laureata in scienze politiche), ma apprezzatissima manager, che ha rilanciato i musei civici di città come Berlino, Lipsia e Dresda, e grande esperta di strumenti musicali antichi. La commissione ha poi assegnato fino a 12 punti per candidato in base al curriculum complessivo, e selezionato così un elenco di 10 semifinalisti (fra cui, però, pochi veri 'favoriti'). Fra loro, anche molti funzionari della pubblica amministrazione, che il bando, però, non prevedeva di favorire. Si spiegherebbe (anche) così il caso di Natali: dotato di notevole anzianità di servizio, ma, prima della riforma, subordinato al Polo museale fiorentino, cioè non dotato di vero ruolo gestionale. Penultimo passaggio dei candidati, il colloquio orale: breve, come ogni prova del genere, servito a confermare o smentire una valutazione ormai fatta. E a formare le terne da passare al ministro per la nomina (per i 7 musei di prima fascia, come gli Uffizi, le altre spettano al direttore generale del Mibact). «Ho l'impressione che certe dichiarazioni tendenziose e esagerate sulla commissione siano state prese troppo sul serio» è stato ieri il commento di Eike Schmidt, dopo la lettura dei giornali italiani. «Durante il mio colloquio », spiega, «sono state discusse le mie competenze e, perché no, anche le mie capacità nel trovare sponsorizzazioni convincenti, nel gestire gruppi numerosi di collaboratori, nel rapportarmi con i sindacati, con cui ho avuto a che fare anche in America e a Londra. Non ho fornito 'ricette miracolose'», ma, osserva il futuro direttore degli Uffizi, evidentemente «è stato apprezzato prima di tutto il fatto che io unisca alla storia dell'arte anche esperienze gestionali complesse», vedi il ruolo di direttore di un dipartimento nel museo di Minneapolis, e di quello della cultura di Sotheby's. Un incarico, quello alla casa d'aste londinese, giudicato invece sospet- to dai critici: un venditore d'arte agli Uffizi? Ebbene sì, spiega Schmidt: in entrambi i casi, infatti, «il direttore non solo è responsabile della qualità della materia scientifica, cioè l'oggetto d'arte, ma deve anche saper maneggiare con accortezza somme enormi, nel mio caso svariati milioni di dollari, a beneficio dell'istituzione per cui lavora». Quanto poi al fatto di non essere italiano, davvero il luogo di nascita conta più «di aver studiato a lungo in Italia, e a Firenze, lavorato come curatore in musei importanti, saper parlare correntemente l'italiano ed altre quattro lingue?» .
Per Uffizi e Accademia più punti ai manager così è nata la scelta
Il ministro Franceschini ha nominato 20 nuovi manager dei musei italiani, tra cui alcuni stranieri. I nuovi dirigenti saranno responsabili della gestione dei servizi aggiuntivi dei musei, come l'accoglienza, il guardaroba e il marketing. I criteri di selezione sono stati stabiliti dal bando per i dirigenti, che prevedevano che il punteggio più alto fosse assegnato alle esperienze gestionali di musei. I nuovi dirigenti includono alcuni funzionari della pubblica amministrazione e alcuni stranieri. I critici sostengono che i compensi dei nuovi dirigenti siano troppo bassi e che alcuni di loro non abbiano le competenze necessarie per il ruolo.
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