L'INTERVISTAL'ASSESSORE REGIONALE PERPLESSA SULLA SCELTA DEL MINISTRO JAMES Bradburne alla Pinacoteca di Brera e Peter Assmann a Mantova, due nomi stranieri che al Pirellone sono andati di traverso. Non per le personalità in sé, quanto appunto perché non italiani. «Un po' di malumore c'è», ammette l'assessore regionale alla Cultura Cristina Cappellini. Anche il governatore Roberto Maroni ha espresso un certo disappunto. Qual è il problema dal vostro punto di vista? «Premessa: nulla da dire sulle competenze di ogni singolo direttore, però per noi resta l'interrogativo: non c'erano altrettante professionalità italiane? ». Secondo lei c'erano? «Non siamo solo noi ad aver fatto questo tipo di obiezione. Leggevo ad esempio Philippe Daverio che rilevava lo stesso punto. Non vorrei che il nome straniero di per sé fosse inteso come garanzia di qualcosa di migliore. Un po' come nelle squadre di calcio, ha presente? ». Però i curriculum sembrano positivi, o no? «Infatti il ragionamento è di un altro tipo. Siamo la patria della cultura, possibile che non sappiamo esprimere direttori all'altezza? Non lo trovo credibile. In questo senso sono d'accordo con Sandrina Bandera, che ha mostrato la sua delusione». Fosse stato per lei avrebbe riconfermato la Bandera? «L'ho sempre stimata, dopodiché non entro nel merito». Vede almeno un lato positivo nelle scelte del governo? «Speriamo che questa scelta internazionale serva ad ampliare la notorietà e quindi le visite ai musei». Riguardo al rapporto tra pubblico e privato, cosa ne pensa delle parole di Bradburne, che di fatto apre a questi ultimi? «Mi sembra abbia delle buone intenzioni, noi siamo stati sempre di quell'avviso. Anche perché mancano le risorse pubbliche, ad ogni livello. Ampliare le visite di Brera è fondamentale, visto che finora non sono state all'altezza delle sue potenzialità. Ma servono anche gli strumenti, senza risorse ed autonomia finora è stato difficile riuscire ». Fosse stata lei ministro avrebbe predisposto un altro bando, riservandolo solo agli italiani? «No, ma avrei scritto che a parità di curriculum si sarebbe optato per un pretendente italiano ».