Il capo della commissione che ha selezionato i vincitori del bando ministeriale difende le nomine ROMA. "Non è vero che abbiamo sfiduciato la nostra classe dirigente. Sono soltanto polemiche provinciali". Paolo Baratta, a capo della commissione che ha selezionato i vincitori del bando ministeriale, risponde così a chi continua a dire che sono stati scelti troppi stranieri a dirigere i nostri musei più importanti. Il fatto che gli Uffizi saranno guidati dal tedesco Eike Schmidt o che l'inglese James Bradburne sarà a capo della Pinacoteca di Brera, a molti non è piaciuto. Dario Franceschini su twitter ha commentato: "Abbiamo nominato venti direttori europei, nessuno straniero". Solo uno dei nuovi direttori era un funzionario ministeriale. Avete bocciato un'intera classe dirigente? "Non è affatto una bocciatura della nostra classe dirigente, ma di un ordinamento che non offriva la possibilità di vedere realizzata una vera struttura museale". Ma è vero che i nostri musei hanno sale chiuse e personale insufficiente. Ce la faranno i super direttori a far fronte a queste carenze strutturali? "Siamo all'inizio della riforma. Come ho già spiegato ci sarà un comitato scientifico, uno statuto, un'autonomia amministrativa e culturale. Insomma c'è un futuro da costruire. È una rivoluzione all'interno dell'amministrazione pubblica, dunque il clamore era immaginabile". Una rivoluzione che crea qualche malumore. Crede che questi direttori riusciranno a valorizzare la nostra cultura? "Mi stupisco di certe polemiche viziate di provincialismo. Nella nostra stessa commissione esaminatrice non eravamo tutti italiani. Insieme a me c'era Nicholas Penny, direttore della National Gallery di Londra. Lo stesso Penny che avrebbe lasciato il suo posto a un italiano, Gabriele Finaldi. Senza suscitare però reazioni di questo genere. E poi faccio notare che abbiamo riportato a casa validissimi storici dell'arte italiani. C'è una cultura italiana che va valorizzata, ma prima non si avevano gli strumenti per farlo". Un colloquio di selezione di quindici minuti non è troppo frettoloso? "Abbiamo dedicato a queste persone due mesi e scelto i loro curricula sulla base di un lavoro approfondito e accurato. Quando sono arrivati al colloquio li conoscevamo già bene" Cosa può dire a quei funzionari dei Beni culturali che hanno lavorato con poche risorse e sono stati esclusi? "La riforma non ha riguardato solo i venti musei principali ma anche i poli museali, dove sono diventati dirigenti funzionari di grande valore. A chi polemizza dico: incoraggiamo il cambiamento". E a chi dice che il lavoro della commissione si è limitato a fornire una terna di nomi al ministro? "Trattandosi di dirigenti di prima fascia la nomina spetta al ministro. Sarebbe stato anomalo se l'avessi fatta io. L'interferenza della politica ci sarebbe stata se il ministro avesse detto no ai nomi selezionati. Ma solo in quel caso".