A Roma dal 1951 a oggi se ne sono andati via quasi 240mila abitanti. Mentre irrompono pizzerie, pub e locali L' Italia non cresce quasi più, e però si autodivora. Sere fa il sociologo Ilvo Diamanti commentava: «Siamo un Paese immobile anche perché troppo immobiliare». La nostra popolazione aumenta soltanto per l'immigrazione. E tuttavia cresce poco. «Tira» invece l'attività di costruzione, residenziale e non: negli ultimi cinquant'anni i nostri suoli agricoli, a pascolo, a bosco, sono diminuiti di un terzo. Al loro posto, nuovi quartieri periferici, centri commerciali, fabbriche, multisala ecc. e ovviamente strade, superstrade, tangenziali, bretelle, parcheggi, ecc. (ferrovie pochissime). Per contro, i centri storici e gli stessi quartieri costruiti fino agli anni '30 hanno perduto e continuano a perdere residenti. A Roma, dal più grande centro storico d'Italia, dal 1951 se ne sono andati quasi 240 mila abitanti, una città più grande di Brescia, o di Padova, e l'emorragia, a goccia, prosegue. Con loro se ne vanno negozi, artigiani di servizio, meccanici d'auto e di moto, chiudono i cinema. Mentre irrompono pizzerie, bar, pub, gelaterie, trattorie, negozi di stracciaroli, di souvenirs e di paccottiglia, esercizi che aprono e in un lampo chiudono, sovente luoghi di spaccio notturno. Con grande fragore fino a notte fonda, dentro i locali dove la musica va a tutto volume e fuori, per strada, nei vicoli, su grandi piazze come Campo de' Fiori e in slarghi minimi come le Coppelle. Una disperazione per i pochi residenti sopravvissuti. Che la mattina dopo devono andare a lavorare, accompagnare figli e nipoti a scuola, insomma, vivere normalmente. Una doppia dissipazione: da una parte Villettopoli, Fabbricopoli, Commerciopoli, Filmopoli si diffondono, divorano altre centinaia e centinaia di ettari agricoli ed esigono servizi primari e secondari, strade, raccordi; dall'altra, le città tradizionali - dove i nostri nonni e avi hanno creato tutti quei servizi - si svuotano e diventano pied-à-terre, residenze per ricchi e straricchi, banca-assicurazione- atelier-studio professionale, e, spente queste luci, chiassoso «divertimentificio» notturno, con auto infilate ovunque. Meccanismi dirompenti che i Comuni faticano a controllare. A questa doppia, insensata dissipazione di beni e di ricchezza è dedicato il convegno che stamattina il Comitato per la Bellezza e Polis tengono alla Biblioteca della Camera. Introduce Vezio De Lucia, relatori Paolo Berdini e chi scrive, interviene il sen. Sauro Turroni, conclude Luigi Manconi. In mezzo, molto dibattito. Per gli organizzatori alcune politiche vanno riportate in onore: a) legge-quadro nazionale per i centri storici (il meritevole progetto Veltroni rimase putroppo nei cassetti); b) ricostituzione di un fondo, da ripartire fra le Regioni, per finanziare l'edilizia economica e quella sociale, fondo di cui, finita nel '98 la ex Gescal, non c'è più traccia e che era di 3.500 miliardi di lire; c) misure regionali di incentivo ai Comuni che decidano concreti piani di recupero e di riuso delle abitazioni degradate, a fini residenziali, nei centri storici e nella città del primo '900, ponendo tali alloggi sul mercato degli affitti a canoni concordati, in modo da favorire anziani e giovani coppie; d) fissazione di regole, rigorose e rispettate, di civile convivenza, per consentire nei centri storici la compresenza di residenti, di imprese artigianali e commerciali e di attività di divertimento serale e notturno, uscendo dal caso per caso, dalle pur utili misure-tampone (come l'estensione a Roma della Ztl serale); e) piani pubblici di ogni livello con norme precise per il «risparmio » di suoli agricoli, preziosi per l'ambiente e il paesaggio, per la vivibilità delle stesse città. Insomma, dai casi sporadici, meritori, di intervento (si veda Genova per i rioni storici) ad una politica programmata che rivaluti il tessuto connettivo, preziosissimo, delle residenze urbane antiche, o soltanto vecchie, e riabiliti il ruolo primario delle campagne ancora integre. Piazza Campo dei Fiori a Roma, affollato luogo di ritrovo notturno «Sempre meno residenti nei centri storici. Più cemento e asfalto nelle campagne».Formula provocatoria, scelta dal Comitato per la Bellezza e l'Associazione Polis, per sintetizzare il tema del convegno che si svolgerà oggi a Romanella Sala della Biblioteca della Camera del Palazzo di San Macuto, alle 10, in via del Seminario 76. Tra i relatori, Paolo Berdini che analizzerà «Il caso-Roma, spopolamento e uso improprio di rioni storici, consumo di suoli nell'Agro», Vittorio Emiliani (che qui accanto anticipa alcuni temi del suo intervento), Sauro Turroni, vicepresidente della Commissione Ambiente del Senato. A introdurre la mattinata di dibattito, Vezio De Lucia, mentre le conclusioni sono affidate a Luigi Manconi. Come governare lo spostamento dal centro alle periferie? Come ripensare riqualificazioni e interventi? Temi al centro di un confronto serrato nella capitale,che ieri ha visto impegnati nella sede della Camera di commercio Roma,costruttori e amministratori locali e oggi proseguirà durante l'assemblea annuale dei costruttori romani, convocata questa mattina presso l'Auditorium. «Abitare la periferia. Un nuovo mercato per l'industria romana delle costruzioni», il tema lanciato dalla ricerca che la Camera di commercio ha affidato al Cresme.Un questionario somministrato a 1000 abitanti di dieci quartieri storici dell'edilizia economica popolare. Risultato interessante per gli imprenditori che pensano di trarre profitto dalle periferie: molti abitanti sarebbero disposti anche a pagare per avere finalmente i servizi che mancano. ma.ge
Centro e periferia, la dissipazione del Bel Paese
A Roma, dal 1951, quasi 240.000 abitanti se ne sono andati. La città si autodivora, con pizzerie, pub e locali che irrompono, mentre i centri storici e i quartieri costruiti fino agli anni '30 perdono residenti. I suoli agricoli, a pascolo, a bosco, sono diminuiti di un terzo. Al loro posto, nuovi quartieri periferici, centri commerciali, fabbriche e strade. I centri storici e i quartieri costruiti hanno perso e continuano a perdere residenti. A Roma, i centri storici e i quartieri costruiti hanno perso e continuano a perdere residenti.
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