La formula chiave della rivoluzione Franceschini ora che stanno per arrivare loro (Eike Schmidt alla direzione degli Uffizi, Cecilie Hollberg alla Galleria dell'Accademia e Paola D'Agostino al Bargello) è spazio ai privati. Ma come e in che formula sarà da vedere. Abbiamo cominciato a ragionarci con chi in questa città ha già lavorato sul binomio privati-arte e con loro. A cominciare da chi dovrà dirigere l'istituzione più prestigiosa, e cioè la Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt . Lui, ancora a Minneapolis da curatore e capo del dipartimento di scultura, arti applicate e tessili dell'Institute of Arts, su questo ha qualcosa da dire: «Qui in America il mercato dell'arte è nel 99 per cento in mano ai privati spiega Loro finanziano restauri, nuovi acquisizioni ma anche la costruzione di intere nuove ali dei musei. Io personalmente ho concluso moltissimi accordi con tanti mecenati. Soprattutto nel campo delle nuove acquisizioni: recentemente ho comprato un prezioso pezzo in argento del '700 che proveniva da Strasburgo grazie a un privato Strasburgo e presto, prima di trasferirmi a Firenze, annuncerò nuovi acquisti. Ma è qualcosa che noi facciamo ogni giorno». Così come sono soliti, negli Usa, affittare spazi museali per eventi privati «anche se aggiunge con dei limiti. Mica si può fare una cena per dire, in ogni posto dell'arte». Il beneficio che traggono questi signori è duplice: «Da un lato il loro nome sarà sempre associato, anche nelle schede d'inventario, alle opere che hanno donato aggiunge Schmidt dall'altro usufruiscono di sgravi fiscali, senza che questo comporti una loro ingerenza su scelte culturali e scientifiche». Stesso tipo di ragionamento ha fatto con noi anche la futura direttrice del Bargello, Paola D'Agostino che, immaginando il suo operato in città, ha ipotizzato un maggiore coinvolgimento dei privati, secondo il modello americano, magari per finanziare centri di formazione dentro ai musei sul modello del Louvre o del Metropolitan museum of Art. In verità questo tipo di operazioni, pur se in misura ridotta avviene anche in Italia, ed è avvenuta, nel recente passato anche a Firenze. Friends of Florence, presieduta da Simonetta Brandolini d'Adda ha finanziato un numero elevatissimo di restauri e allestimenti, due per tutti quello della Tribuna degli Uffizi e della nuova sala Botticelli. Il gruppo Ferragamo, ci ricorda Leonardo Ferragamo «Ha recentemente stipulato un accordo, sempre con la Galleria degli Uffizi, per finanziare un intervento di adeguamento impiantistico in otto sale». Si tratta di quelle comprese tra la 25 e la 32 destinate a ospitare una cinquantina di opere del '400 fiorentino che verranno riallestite grazie a un loro contributo pari a 600 mila euro. Non roba da poco. E tra l'altro, spiega Leonardo: «I privati, nel fare questo tipo di elargizioni, hanno un ritorno in termini fiscali, grazie all'Art Bonus, e anche per quanto riguarda la loro immagine e per il fatto di operare in una città d'arte. Se così non fosse non ci saremmo impegnati anche in Palazzo Strozzi con l'istituzione Associazione Amici di Palazzo Strozzi dove abbiamo messo insieme 40 associati che insieme hanno fatto una cosa grande per la città». Un altro signore che si è mosso in questa direzione a Firenze è Enrico Marinelli . Ex presidente del Gruppo Frette, presidente della Galleria Frilli e presidente e fondatore della «Guild of The Dome», l'associazione grazie alla quale è andata in restauro la Porta Nord del Battistero di Firenze. Lui, per intenderci, è l'uomo che portò Matteo Renzi ad Arcore, la prima volta. E lui oggi ci dice: «I privati nella gestione dei beni culturali? Vanno benissimo. ma in Italia dovremmo pensare che i privati non sono la Camera di Commercio o la Banca. I privati stanno nel mondo intero. Se io sono riuscito a portare fondi alla causa del Battistero di Firenze è perché ho guardato al mondo. Non bisogna essere miopi o provinciali. Guardi qui in Italia abbiamo i due terzi del patrimonio d'arte mondiale ma non abbiamo i due terzi del Pil mondiale. I conti sono semplici». La sua ricetta guarda a modelli d'oltreoceano: «In America sa cosa fanno? ci spiega usano anche le opere dei depositi coinvolgendo i privati. Quelle che sono sicuri non verranno esposte per un tempo lungo le affittano a mecenati. E questi, in cambio di una donazione di 10 mila, 20 mila o 30 mila euro, possono tenerle nelle loro abitazioni magari per dieci anni. Non è detto che sia questa la formula giusta per noi, e naturalmente uno non deve pensare a un'operazione di questo tipo per opere come il Tondo Doni, però è per dare il senso. Per esempio a Firenze si potrebbe valorizzare altro rispetto agli Uffizi con idee manageriali. Penso a tutto quello che abbiamo di Michelangelo. Basterebbe offrire ai turisti un biglietto Michelangelo per far vedere loro quello che è custodito non solo all'Accademia ma anche a San Lorenzo o ancora al Bargello o alle Cappelle Medicee». Parla da stratega dell'arte in città tanto che vien da chiedergli, ma lei ci starebbe nel Cda di uno dei tre musei autonomi, magari agli Uffizi? E lui risponde: «Guardi agli Uffizi non ho pensato, ma credo che in questi Cda servirebbe l'esperienza internazionale».
Uffizi e privati, la grande occasione. E Schmidt: Così ho fatto in Usa
La rivoluzione Franceschini, che sta per arrivare a Firenze, prevede un maggiore coinvolgimento dei privati nella gestione dei beni culturali. Eike Schmidt, futuro direttore degli Uffizi, ha spiegato che in America il mercato dell'arte è prevalentemente in mano ai privati, che finanziano restauri, nuove acquisizioni e la costruzione di nuove ali dei musei. Schmidt ha anche menzionato che i privati usufruiscono di sgravi fiscali senza ingerenza su scelte culturali e scientifiche. Paola D'Agostino, futura direttrice del Bargello, ha ipotizzato un maggiore coinvolgimento dei privati per finanziare centri di formazione dentro ai musei.
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