Non è una specie in via di estinzione. Eppure sembrerebbe, quando si parla di quella «Scuola di via della Ninna», che conta ed ha contato nelle sue fila un corpus di autorevoli storici dell'arte da Ugo Procacci fino a Umberto Baldini, da Luciano Berti a tutti i loro allievi il cui contributo alla valorizzazione del patrimonio, per chi critica le nomine degli «stranieri», sarebbe stato sacrificato sull'altare del cambiamento. «È vero che il mondo cambia dice Angelo Tartuferi, che lascerà la poltrona di direttore della Galleria dell'Accademia a Cecilie Hollberg ma non si può liquidare così il passato, un passato che vede protagonisti personaggi come Corrado Ricci, solo per fare un esempio, a cui va il merito di aver portato all'inizio del Novecento i Prigioni di Michelangelo all'Accademia». O a Procacci, a cui si deve la creazione nel 1932, del Gabinetto di restauro dei dipinti di Firenze, diventato poi Opificio delle pietre dure. O ancora a Baldini, che insieme allo stesso Procacci gestì l'emergenza Alluvione con lucidità e attenzione al patrimonio. E poi Berti, che oltre ad aver affrontato il dramma fiorentino del '66 curò il catalogo fondamentale degli Uffizi e nel 1981, per festeggiare i 400 anni della Galleria invitò artisti contemporanei come Guttuso, Morandi, Rauschenberg e Manzù a donare i loro ritratti per la collezione del Corridoio Vasariano. Gran parte dei funzionari passati fino ad oggi dalle stanze dell'ex soprintendenza, in via della Ninna, sono toscani innamorati della loro toscanità, dei tesori artistici del «Granducato», sui quali hanno investito la vita e la carriera. «Abbiamo attraversato un'epoca di sano campanilismo aggiunge Tartuferi . Non dimenticherò mai quando scherzavo con Natali dicendogli beh, che c'entri tu? Sei maremmano, io invece sono un fiorentino del Campo di Marte». E se ci si domanda se abbiano mai pensato ad un incarico oltre confine, l'ex soprintendente Cristina Acidini chiarisce: «Nel corso della carriera le opportunità di andare via non sono mancate, anche all'estero. Ma nonostante abbia collaborato con vari musei prestigiosi, tra gli altri la National Gallery e il Victoria and Albert Museum di Londra, non ho mai pensato di andare via dall'Italia. È qui che ho sempre voluto lavorare, preferibilmente a Firenze». Ma al di là della provenienza geografica dei due nuovi direttori di Uffizi e Accademia, che è sulla bocca di tutti, il cambiamento che la riforma segna rispetto al passato è un altro: «Mancherà quell'unità con cui i Medici avevano concepito il patrimonio fiorentino. Anna Maria Luisa de' Medici non avrebbe mai diviso gli Uffizi dalle Cappelle Medicee», riflette Acidini alludendo alla scomparsa della soprintendenza a cui facevano capo tutti i musei del polo. Per Antonio Godoli, direttore del dipartimento di architettura degli Uffizi, la fine della scuola di via della Ninna è da imputare all'assenza in anni recenti «di un programma concorsuale. Io e Antonio Natali siamo stati tra gli ultimi ad entrare, oltre 30 anni fa», mentre per Annamaria Petrioli Tofani, che precedette Natali alla guida degli Uffizi, «sarebbe stato auspicabile che la storia seria e nobile del sistema organizzativo della tutela dei beni culturali in Italia non venisse sradicata in questa maniera. La situazione del patrimonio artistico di casa nostra non è identificabile con nessuna altra al mondo. E non sto sindacando sugli stranieri, sono le scelte che non mi vanno bene. Non si rimedia chiamando professionisti da fuori, questo è provincialismo puro e semplice». Categorico anche lo stesso Natali: «Non c'è nessuna scuola di via della Ninna. C'era una contingenza, storici dell'arte che hanno studiato con ottimi maestri. Ma siamo di una generazione passata, e bisogna mettere in conto che possano avere ragione. La questione è un'altra, non si tratta di aver paura degli stranieri, come ho sentito dire, si tratta di capire quello che sta succedendo. Bisogna capire se questa riforma è nata per volontà di un cambiamento, oppure dall'idea che si debba cambiare a tutti i costi».
Firenze. Paolucci C. Quelli di via della Ninna
Angelo Tartuferi lascia la poltrona di direttore della Galleria dell'Accademia a Cecilie Hollberg. Il passato della scuola di via della Ninna, che ha visto protagonisti come Corrado Ricci, Ugo Procacci e Umberto Baldini, è stato sacrificato sull'altare del cambiamento. I funzionari passati sono toscani innamorati della loro toscanità e dei tesori artistici del Granducato. Angelo Tartuferi lamenta il campanilismo e il fatto che la riforma segna la fine dell'unità con cui i Medici avevano concepito il patrimonio fiorentino. Cristina Acidini, nuova direttore dell'Uffizi, afferma di non aver pensato di andare via dall'Italia e di preferire lavorare a Firenze.
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