Negli ultimi ventitrè anni in Campania sono stati cancellati dal cemento circa 29 chilometri di costa. La denuncia arriva da Legambiente che ha comparato i rilievi satellitari del 1988 con quelli del 2011. Secondo i numeri forniti dall'associazione, su 360 chilometri di costa, il 50 per cento, pari a 181 chilometri, è urbanizzato. Napoli Ventinove chilometri di costa divorati dal cemento in 23 anni, alla media di oltre un chilometro ogni dodici mesi. Sono drammatici i dati relativi alla Campania riportati nel dossier di Legambiente sulla cementificazione dei litorali italiani e che si basa sul confronto delle rilevazioni satellitari del 1988 e del 2011. Tutto ciò è avvenuto nonostante i vincoli della legge Galasso, che è entrata in vigore nel 1985 e vieta di costruire a meno di trecento metri dal mare. Una norma importante, ma evidentemente poco osservata da nord a sud se è vero che, nel periodo preso in considerazione dallo studio (al netto della Sicilia e della Sardegna, che saranno oggetto di un'analisi approfondita nel 2016, n.d.r.), in Italia sono stati cementificati 222 chilometri di litorale. Illegalmente lo studio ipotizza che negli ultimi dieci anni solo in Campania siano state costruite 60.000 case abusive o legalmente, sulla base di criteri scellerati e miopi di gestione del territorio. Emblematica, in tal senso, la proliferazione dei porti turistici, spesso a pochi chilometri di distanza l'uno dall'altro, così come la realizzazione del viadotto ecomostro alla Marina di Seiano, nel comune di Vico Equense. Una inutile strada al servizio del costruendo depuratore di Punta Gradelle, per la quale sono stati dilapidati circa due milioni di euro. Sono due in particolare, si apprende dal dossier, le aree della costa campana che, dal 1988 al 2011, hanno registrato le più rapide trasformazioni in direzione della cementificazione: quella tra Salerno ed Agropoli e quella tra Varcaturo e Baia Domizia. La natura bassa e sabbiosa dei litorali in questione, sottolinea Legambiente, ha facilitato l'assalto del cemento. Il quale, peraltro, non ha risparmiato altre zone della costa campana, dalle costiere sorrentine ed amalfitane alle isole dell'arcipelago flegreo, fino a Capri. Il futuro, secondo il dossier, è tutt'altro che roseo. «Con il meccanismo del silenzioassenso per il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche previsto della legge Madia denuncia il vice presidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini - i rischi per le coste italiane aumenteranno. Se molte minacce per il paesaggio costiero si sono attualizzate all'interno di un quadro normativo che prevedeva piani regionali e vincoli di edificabilità, come quelli introdotti dalla Legge Galasso, è facile immaginare cosa potrà succedere in assenza di una riorganizzazione e di un rafforzamento degli uffici preposti alla gestione dei vincoli». Legambiente chiede dunque a Renzi di rivedere la legge Madia o di limitarne l'applicazione solo alle regioni nelle quali siano in vigore i piani paesaggistici. La Campania non è tra queste. «E' urgente poi prosegue Legambiente che nelle Regioni senza piani paesaggistici si fissi, attraverso meccanismi di sanzione e premialità, un vincolo di inedificabilità assoluta per una distanza di almeno 1chilometro dal mare». Anna Savarese, vicepresidente di Legambiente Campania, lancia dunque una sfida al governatore Vincenzo De Luca: «Il tema del consumo di suolo deve essere messo al centro del dibattito politico della nuova giunta regionale». Sottolinea: «Non c'è piu' tempo da perdere e auspichiamo che in tempi brevi anche la Campania segua l'esempio della Toscana che, con l'approvazione della legge regionale sul consumo di suolo, ha mostrato di voler investire su un futuro basato sul corretto governo del territorio, sulla biodiversità, sulla rigenerazione e riqualificazione urbana».