I fondi che scarseggiano, anche per i contraccolpi dei tagli statali. La convivenza con l'Accademia e la creazione di una vera sinergia. Il rilancio di progetti arenati come «La Grande Brera». La gestione di rapporti delicati con i sindacati. Sono i dossier sul tavolo di James Bradburne, neodirettore della Pinacoteca. L'infinito progetto della Grande Brera, il delicato rapporto con i sindacati, lo sviluppo di nuovi servizi, la convivenza con Accademia e Braidense e la caccia a nuove risorse: la nomina dell'anglo-canadese James Bradburne a direttore della Pinacoteca è arrivata martedì, ma gli annosi dossier da affrontare sono già lì ad attenderlo. Il primo è forse il più importante, perché potrebbe rappresentare la soluzione di molti degli altri nodi. Oltre 40 anni di storia, progetti, pastoie burocratiche, carenza di fondi, cause legali, imprevisti tecnici e di slogan. Il progetto, nel corso degli anni, ha messo in fila ben cinque nomi: «Grande Brera», «Nuova Brera», «Brera 2», «Brera in Brera» e, infine, di nuovo «Grande Brera». Ma tutto è congelato. Gli ultimi passi risalgono al protocollo d'intesa del 2010. Le firme sono quelle degli allora ministri della Cultura, della Difesa e dell'Istruzione, oltre che dell'ex sindaco Letizia Moratti. Il piano prevedeva il trasloco dei 4mila studenti dell'Accademia nelle caserme di via Mascheroni trasformate in campus. L'accordo con la Difesa è però nel frattempo scaduto. Le gallerie, invece, si sarebbero dovute allargare all'intero Palazzo di Brera e al vicino Palazzo Citterio, destinato a ospitare le collezioni del Novecento e unico obiettivo raggiungibile a breve. Il «sogno», per diventare concreto, avrebbe bisogno di una somma stimata tra i 108 e i 120 milioni di euro. Che nessuno ha. La disponibilità è per ora ferma a poco più di 20 milioni, stanziati dal Cipe tre anni fa. E spesi nella progettazione definitiva dell'intero complesso di Palazzo Citterio e nell'esecuzione dei lavori nel primo dei due lotti (pronto a fine 2016), nella messa in sicurezza degli antichi tetti e nel trasferimento degli archivi militari. Resta da rintracciare il resto dei finanziamenti e, intanto, studiare un percorso di espansione graduale nelle nuove sale. Certo, la Grande Brera permetterebbe di recuperare spazi di cui la Pinacoteca è affamata: per allestire mostre temporanee capaci di attirare visitatori e per riportare alla luce l'immenso patrimonio di opere custodite nei magazzini. A fronte delle 650 opere esposte, 620 aspettano nei depositi «interni» e 650 in quelli «esterni». Il passaggio successivo è sul bilancio. Servono risorse fresche. Quindi, sponsor e aumento dei ricavi propri. Non solo dalle biglietterie (che nel 2013 hanno raccolto 1.365.901 euro da 249.579 visitatori) ma anche da servizi moderni: un nuovo punto ristoro e il rinnovo del bookshop. Sempre in termini di servizi, l'intera struttura ha bisogno di lavori per migliorare l'accessibilità (ascensori), di spazi per laboratori per bambini, di interventi sulla climatizzazione di alcune sale, magari provando a risparmiare (com'era nei piani) con il passaggio dall'acqua potabile a quella di falda per far funzionare l'aria condizionata. Un direttore straniero, pur con quasi dieci anni alle spalle a Firenze, dovrà inoltre trovare un (difficile) equilibrio con il personale che costa 8 milioni l'anno e con i sindacati, con cui in passato i rapporti sono stati tesi. Ultimo capitolo: la Biblioteca Braidense, declassata dal ministero e messa sotto tutela del nuovo direttore. Chi si è opposto ha paventato il rischio che la Braidense possa diventare un «museo di documenti» e che la dipendenza da un museologo la indirizzi verso una specializzazione in campo artistico, con conseguente perdita dell'originale missione. L'obiettivo, allora, deve essere quello di riuscire a valorizzarla e a sviluppare sinergie.
I fondi e l'hub della cultura. Le sfide di Mr. Bradburne
La Pinacoteca di Brera ha un nuovo direttore, James Bradburne, che dovrà affrontare diversi dossier, tra cui il progetto della Grande Brera, un progetto che è stato in stand by per oltre 40 anni. Il progetto prevede il trasloco degli studenti dell'Accademia nelle caserme di via Mascheroni e l'espansione delle gallerie. Tuttavia, il piano richiede una somma stimata tra i 108 e i 120 milioni di euro, che non è disponibile. La Pinacoteca ha bisogno di fondi per il rilancio di progetti arenati, la gestione dei rapporti con i sindacati e la creazione di nuovi servizi. Il direttore dovrà anche trovare un equilibrio con il personale e con i sindacati.
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