Originario di Weingarten, (Germania) si è laureato in Archeologia a Berlino e si è specializzato a Bonn. Il tedesco 34enne a Paestum «Io con poca esperienza? Ho fatto la guida a Berlino» Gabriel Zuchtriegel, 34 anni, archeologo tedesco, professore a contratto all'Università degli Studi della Basilicata, è il più giovane dei venti nuovi direttori di museo nominati dal ministero martedì scorso. Aveva fatto domanda anche per i posti nei musei archeologici di Napoli, Taranto e Reggio Calabria. Alla fine andrà a dirigere il Parco archeologico di Paestum. Risponde al telefono da Berlino, dove si trova per qualche giorno, in italiano perfetto. Lei è l'unico tra i neonominati che non ha esperienze come curatore o direttore di musei: non teme il compito che l'aspetta? «Non è vero che non ho esperienza museale. Ho lavorato qui a Berlino come guida e ho fatto parte della segreteria tecnica del progetto per la Grande Pompei, cioè il gruppo di venti professionisti architetti, ingegneri e archeologi che ha affiancato la sovrintendenza nella gestione della riqualificazione degli scavi». Come è arrivato a lavorare in Italia? «Ho cominciato a Matera nel 2012 con una borsa della Fondazione Von Humboldt (istituzione tedesca che promuove la cooperazione internazionale nella ricerca, ndr ). Ero stato invitato all'epoca dal professor Massimo Osanna, l'attuale soprintendente di Pompei. Lì ho collaborato a un progetto sulla colonia greca di Eraclea». Osanna le ha dato qualche consiglio per Paestum? «Mi ha insegnato che il lavoro di archeologo, come quello di direttore, è un lavoro di équipe. Che bisogna ascoltare e imparare a vedere la prospettiva degli altri». Tra i problemi del Parco di Pompei c'è la scarsa manutenzione: come ha intenzione di intervenire? «È presto per commentare su singoli aspetti. Devo prima farmi un'idea dall'interno. So che mi piacerebbe sicuramente recuperare i molti reperti che stanno ancora nei depositi. Sono un'enorme opportunità e ricchezza: vanno digitalizzati, resi accessibili e fruibili per la divulgazione. Spesso mancano anche database aggiornati». Pensa che riuscirà a portare a Paestum un po' di rigore tedesco? «Non vengo come il tedesco a Paestum, perché non mi vedo come uno che arriva da fuori: devo tantissimo all'Italia, al suo sistema universitario, al suo ambiente della ricerca. Ci vivo da anni e non mi sento certo come il forestiero che cambia le cose».