LE REAZIONI ANTONIO Natali la prende con filosofia. O meglio, con fede. «Come dice San Paolo, è arrivata l'ora di sciogliere le vele», allarga le braccia il direttore uscente degli Uffizi, per nove anni alla guida del più visitato museo fiorentino e italiano, di fronte alla notizia della non riconferma. Fedele al suo stile, non fa commenti sul suo successore, il tedesco Eike Schmidt, che pure conosce da molto tempo («Non sarebbe elegante»); preferisce citare alla lettera il santo e teologo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede». Parafrasando, prosegue, «ho fatto quel che dovevo fare e ne sono orgoglioso, non ho niente da rimproverarmi ». Meno diplomatico il suo corrispettivo alla Galleria dell'Accademia, Angelo Tartuferi, che nel giro di pochi giorni dovrà lasciare il posto alla sassone Cecilie Hollberg: per lui la nomina dei nuovi direttori- manager, molti dei quali stranieri, non è che «l'ammissione di una sconfitta del nostro paese». «Questo è un mestiere che abbiamo inventato noi, anche se spesso lo dimentichiamo rincara la dose. Abbiamo inventato in Italia la tutela dei beni culturali e schiere di tedeschi sono venuti a studiarla da noi. Senza risentimento, ma mi pare che questi colleghi non siano idonei a colmare questo presunto vuoto». Reazioni a parte, quel che è certo è che le nuove nomine, e con esse l'entrata a pieno regime della riforma Franceschini, significano per Firenze la fine di un'era. Quella degli storici dell'arte formatisi e cresciuti nelle aule universitarie e nei musei cittadini, la cui direzione rappresentava il punto di arrivo di un rigido "cursus honorum" che fra le collezioni medicee vedeva scorrere le sue tappe. Un cambio di pagina iniziato lo scorso autunno, alla vigilia dell'entrata in vigore della riforma, con le dimissioni di Cristina Acidini, allieva di Antonio Paolucci e sua erede alle redini di quella super soprintendenza istituita proprio dall'attuale direttore dei Musei Vaticani. «Finisce la storia di via della Ninna ribadisce Tartuferi fatta da nomi come Procacci, Baldini, Berti, Paolucci e Acidini: una vera e propria scuola alla quale dall'estero si è sempre guardato con ammirazione ». E proprio da Acidini arriva una riflessione ancora più gelida: «È stata fatta passare l'idea che la comunità dei tecnici del ministero fosse arretrata, provinciale, chiusa, mentre l'Italia ha sempre avuto importanti relazioni internazionali, e gode ovunque di assoluto prestigio. Penso che le nuove nomine siano il frutto di una precisa volontà politica, del resto più volte annunciata, di cambiare totalmente il modo con cui è stato gestito il patrimonio, mettendo sistematicamente da parte le persone che se ne sono occupate per decenni. Basta risalire a chi ha detto per primo che "soprintendente" è una brutta parola, per capire da dove sono scaturiti tutti i nuovi percorsi normativi e organizzativi dei beni culturali». Più sereno Stefano Casciu, da pochi mesi soprintendente del neonato Polo museale regionale a cui fanno capo 37 piccoli e grandi musei della Toscana "orfani" dei tre big (Uffizi, Accademia, Bargello) con relativi accorpamenti. Lui era in lizza per tutti e tre, ma sembra non prendersela troppo: «Sono nomi che hanno una ragion d'essere dice, riferendosi alle nuove nomine e sono contento perché dovrò collaborare con tre persone preparate. Certo continua colpisce che gli interni del ministero non siano stati presi in considerazione dalla commissione, ma non ne sono sorpreso: si voleva dare un segnale forte, vedremo adesso cosa succederà ». Ottimista invece Patrizia Asproni, presidente di Confcultura e Fondazione Musei Torino: «Siamo di fronte a un cambiamento profondo, che per diventare concreto impone che i musei siano messi nella condizione di muoversi davvero in autonomia. Il bando chiedeva ai nuovi direttori una competenza manageriale. Per la parte scientifica, saranno affiancati da curatori validi e preparati».
L'aplomb di Natali le frecciate di Acidini "C'è volontà politica"
Il direttore uscente degli Uffizi, Antonio Natali, ha espresso la sua soddisfazione per aver concluso la sua carriera con onore, citando San Paolo. Il suo corrispettivo alla Galleria dell'Accademia, Angelo Tartuferi, ha criticato le nuove nomine, considerandole un segno di sconfitta per l'Italia. Il direttore del Polo museale regionale, Stefano Casciu, ha espresso la sua contentezza per le nuove nomine e ha sottolineato l'importanza della collaborazione con persone preparate. La presidente di Confcultura e Fondazione Musei Torino, Patrizia Asproni, ha espresso la sua ottimismo per il cambiamento profondo che si sta verificando nel settore dei musei.
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