LA PAROLA d'ordine è «aspettare ». Ma non troppo. Curatori e critici d'arte napoletani reagiscono tiepidamente ai primi effetti della rivoluzione Franceschini sui beni culturali, con la nomina dei "megadirettori" per i quattro più importanti musei campani. «Sono pessimista - inizia Nicola Spinosa - Auguro buon lavoro ai nuovi arrivati, ma occorrono risultati». Soprattutto per Capodimonte, che Spinosa definisce come «la realtà meno dinamica della città». Per l'ex soprintendente al Polo museale, il nuovo direttore Sylvain Bellenger dovrà «sporcarsi le mani »: «Non basta essere esperti d'arte: bisogna conoscere a fondo la gestione di un luogo per renderlo competitivo. E Capodimonte, che chiude un suo piano per la mancanza di aria condizionata, non vive in una realtà attiva come quella di Venezia, Firenze, o Chicago, dove reperire risorse è più semplice, anche coi privati». I fondi: l'eterna dannazione dei beni culturali italiani. «Mi chiedo dove i direttori-manager di Franceschini li troveranno - prosegue Spinosa - Napoli è una città straordinaria e complessa da amministrare. Forse è stato azzardato optare per un dirigente straniero, scansando ogni candidato locale». Di parere simile anche Achille Bonito Oliva: «Queste nomine- dichiara - esaltano il ricambio generazionale e apprezzo l'idea di rivolgersi anche ad esperti stranieri». C'è un però: «Le scelte ministeriali delineano una seria "questione meridionale": funzionari del sud che hanno dato il meglio di sé con prove di grande competenza non vengono presi in considerazione». Pessimista Viviana Farina, specialista in Storia dell'arte alla Federico II: «Con quali mezzi- dice - un museo complesso come Capodimonte potrà cambiare? La sua sezione del Seicento, per citare un problema, è chiusa da due anni. Non basta un nuovo deus ex machina per risolvere questioni decennali. Speriamo che la gestione Bellenger non sia deludente come le precedenti ». Il problema, per Farina, è più generale: «Tutto il settore museale italiano, immobile, è da cambiare. La riforma di Franceschini tenta di smuovere le acque, ma si tratta di una novità in un ingranaggio lento e burocratizzato, che rischia di essere inutile». Il critico d'arte Tomaso Montanari si dichiara «incerto». E aggiunge: «L'autonomia dei musei è una buona idea, ma i nomi dei nuovi direttori mi sembrano poco convincenti. Soprattutto per la Reggia di Caserta, affidata ad un laureato in filosofia e responsabile del marketing al comune di Bologna ». Ottimista invece, Nino Daniele, assessore comunale alla Cultura: «Siamo pronti a collaborare con tutti - annuncia- Mi auguro che all'Archeologico finalmente si possa lavorare per la riapertura della sezione egizia». Gli fa eco, nei toni, anche Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina che gestisce il Madre: «Questi direttori hanno respiro europeo - spiega - e portano una ventata di novità. La direzione dei musei ha bisogno di professionalità e questo concorso ad hoc, simile a quello del Madre, darà i suoi frutti».