Sa che è stata la cancelliera Angela Merkel l'ultima tedesca celebre a calcare, al bilaterale Italia-Germania con Renzi, il pavimento della tribuna del David all'Accademia «ma con la mia nomina non c'entra nulla» giura e ride Cecilie Hollbert. Tedesca di Soltau, Bassa Sassonia, 48 anni alla guida del museo statale di Braunschweig, è lei ad aver vinto la selezione pubblica del ministero per guidare il museo del David. Roba da far tremare i polsi, ma per lei «è una bella sfida, la notizia che mi è arrivata qualche giorno fa da Roma mi riempie di orgoglio». Entusiasmo cui fa da controcanto un «benvenuto» gelido come quello del direttore uscente, Angelo Tartuferi, che ha parlato di «ammissione di una sconfitta del nostro Paese», dopo la scelta di tanti stranieri, per poi aggiungere che «chi mi succederà credo che non conosca neppure alla lontana la pittura dal Duecento al Quattrocento della quale mi considerano un esperto anche all'estero». La Hollberg che non conosce Tartuferi ma che dice che lo incontrerà incassa e non commenta sui giudizi che riguardano il suo curriculum (studi in Storia e Scienze Politiche tra Roma, Venezia, Trento, un dottorato in Storia Medievale e incarichi di docenza). Ma a sentire parlare di sconfitta non ci sta: «In Germania abbiamo direttori dei musei stranieri, ci sono professori stranieri ma non è certo una sconfitta per l'Università. È una sua opinione personale, ma non è che i musei italiani siano stati venduti all'estero. Non direi che qualcuno per il suo essere straniero è meglio o peggio di un altro, il criterio è la qualifica». Hollberg che si prepara a venire a Firenze in privato prima dello sbarco ufficiale entro l'anno sa di avere già due sponde in città: «Sono molto contenta che un altro tedesco sia stato scelto per gli Uffizi e che in città ci sia l'istituto germanico di storia dell'arte del Max Plank. Potremo collaborare» dice. Già un'alleanza? «Ma no» ride. Un italiano pressoché eccellente, il suo, con lieve inflessione romana: «Gli italiani sono un popolo colto, interessato, ho un legame forte con il vostro Paese. Siete ricchi di archeologia, di arte, di tutto». Inutile provare a chiederle la sua «ricetta» per l'Accademia. Hollberg, che manca da Firenze da un paio di anni, è netta: «È presto, non posso dare una diagnosi da qui. È difficile parlare da fuori, dovrò arrivare e vedere dove si possono muovere le lancette, nessuno ha la bacchetta magica». Così non si sbilancia sulle criticità come la gestione dei superflussi turistici e il degrado di via Ricasoli. A Braunschweig ha avuto carta bianca, «ho trovato una realtà in ristrutturazione di cui ho finito i lavori e che ho potuto reinventare con mostre, riscoprendo collezioni come quella degli strumenti musicali». E sul David, spesso unico protagonista di un museo che comprende tanti altri tesori dice: «È un'icona di cui tanti sono persino invidiosi e tale resterà, certo vale sempre la pena puntare sulle collezioni».
Firenze, Accademia. Una sconfitta per l'Italia? Non conta essere stranieri, ma solo il curriculum
La cancelliera tedesca Angela Merkel è stata l'ultima tedesca a visitare il bilaterale Italia-Germania con Renzi. La nuova direttore del museo del David, Cecilie Hollberg, è una tedesca di 48 anni che ha vinto la selezione pubblica del ministero per guidare il museo. Il direttore uscente, Angelo Tartuferi, ha espresso un benvenuto gelido e ha detto che chi la succederà non conoscerà la pittura dal Duecento al Quattrocento. Hollberg non ha commentato i giudizi su di sé, ma ha detto che in Germania ci sono direttori dei musei stranieri e professori stranieri, ma non è una sconfitta per l'Università.
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