Basta scorrere l'elenco dei manager scelti per guidare i venti più importanti musei italiani (tre sono a Firenze: Uffizi, Accademia e Bargello) per rendersi conto che quella riforma voluta dal governo pochi mesi fa, e che dava loro autonomia anche economica dalle Soprintendenze, non era finta. Il risultato del concorso internazionale registra ben sette nomine straniere. A Firenze guideranno gli Uffizi e l'Accademia; al Bargello arriva una italiana che lavorava Yale (bentornata). Naturalmente, e non solo sul web, c'è già il coro contrario: lamenta l'umiliazione dei funzionari italiani o la marginalità nella quale sembrano relegati gli storici dell'arte nostrani, Tutti patrioti, e con il tricolore addosso quando gioca l'Italia e quando c'è da difendere qualche poltrona o qualche casta. Pare invece una sincera ventata di aria nuova (come aver aperto le finestre in una casa dove da troppo tempo sono chiuse) quella che potrebbe entrare nei nostri musei, e della quale non c'è che da rallegrarsi. Per il modo con il quale le nomine sono state fatte (un concorso internazionale, una commissione e una trasparenza insolita per il nostro Paese) e per il risultato. E questo non ha a che fare col valore di alcuni candidati che non sono stati scelti. Antonio Natali agli Uffizi ha fatto un gran lavoro, e suo è il merito di aver per esempio inventato la Città degli Uffizi, che ha portato opere anche nella Terra dei Fuochi . O l'aver curato straordinarie mostre come quella ora in corso su Gherardo delle Notti. L'intenzione pare essere davvero quella di far diventare il nostro patrimonio universale con criteri di valorizzazione e gestione che rifugga da ogni provincialismo. Ora tocca a loro, ai nominati, dar corpo alle idee e alle speranze. E al ministero e al governo sorreggere la nuova impalcatura con le risorse necessarie. Ma la strada da percorrere pare essere quella giusta, per una volta. Naturalmente questo è un discorso sul metodo, le persone le valuteremo per il lavoro che faranno. E che sia tedesco o italiano poco importa. Magari sarà interessante scoprire come un manager che arriva da Friburgo si confronterà con i nostri sindacati, che forse hanno una buona occasione per liberarsi da pregiudizi e zavorre ideologiche. Finalmente.
Firenze, musei. Una ventata di aria nuova
Il governo ha annunciato la nomina di sette manager stranieri a guidare i principali musei italiani, tra cui tre a Firenze. Il concorso internazionale ha registrato una presenza significativa di candidati stranieri, con sette nomination in totale. I nuovi direttori saranno responsabili della gestione economica e della valorizzazione del patrimonio culturale dei musei. La scelta è stata accolta con entusiasmo da alcuni, che vedono in essa una "ventata di aria nuova" e una possibilità di rinnovamento. Altri, invece, hanno espresso critiche e preoccupazioni, lamentando l'umiliazione dei funzionari italiani e la marginalità degli storici dell'arte nostrani.
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