Cambia tutto a Uffizi, Accademia e Bargello: al vertice Schmidt, Hollberg e D'Agostino (da Yale). Chi parte all'attacco denunciando il grave smacco alla grande professionalità degli storici dell'arte italiani, chi invece esulta perché dopo decenni si scardina la gestione ingessata del patrimonio museale. Sono agli antipodi le reazioni davanti alla rivoluzione delle nomine dei direttori manager a capo 20 grandi musei italiani, così come detta la riforma del ministro Franceschini. Una rivoluzione epocale soprattutto per Firenze, con Uffizi e Accademia che da ottobre saranno guidati da due tedeschi, mentre al timone del Bargello arriverà un'italiana, di ritorno dagli Usa. Alla guida di Galleria, Corridoio Vasariano e Palazzo Pitti arriva il 47enne Eike Schmidt, mentre all'ombra del David di Michelangelo, ai piedi del quale si sono fatti fotografare insieme, anche Matteo Renzi e Angela Merkel, la nuova direttrice è Cecile Hollberg, 48 anni. Il primo, originario di Friburgo, è capo del dipartimento di scultura, arti applicate e tessili del Minneapolis Institute of Arts. La Hollberg, nata a Soltau, è direttore dello Stadtisches Museum di Brunswick ed ha lavorato a Lipsia, Dresda e Berlino. Resta in mani italiane solo il terzo super-museo fiorentino, il Bargello che sarà diretto da Paola D'Agostino: nata a Napoli, ma studi ed esperienze all'estero fino al Metropolitan di New York. Guadagneranno 145 mila euro lordi annui (più un premio di risultato fino a un massimo di 40 mila euro); resteranno in carica quattro anni, quando scatterà un nuovo bando di selezione internazionale. «Si volta pagina. Sono scelte di altissimo valore scientifico che colmano anni di ritardi», sottolinea il ministro Franceschini, regista della rivoluzione. È però forte l'amarezza di chi dovrà lasciare. O forse no, come nel caso di Antonio Natali, da una vita anima degli Uffizi: «Arrabbiato? Lo sono stato prima, quando ho capito verso dove ci stavamo muovendo. Ora sono sereno». E cita San Paolo: «È giunto il momento di sciogliere le vele, ho condotto la mia battaglia, ho terminato la mia corsa, ho mantenuto la mia fede». Poi però apre uno lascia aperto uno spiraglio: «Conosco Schmidt e lo stimo molto. Eike è grande un amico. Così come lo è sua moglie, Roberta Bartoli. Se sarei disposto a collaborare con lui? Io ho sempre detto che non avrei mai fatto il vicedirettore di nessuno, ma con Eike la situazione è diversa». Potrebbe aver un altro incarico, ma è ancora presto per trarre conclusioni. Più esplicito Angelo Tartuferi, fino ad ieri direttore della Galleria dell'Accademia: «Senza risentimento, ma mi pare che questi colleghi non siano idonei a colmare questo presunto vuoto». E poi: «Non so a cosa si riferisca il ministro, ma abbiamo inventato in Italia la tutela dei beni culturali e schiere di tedeschi sono venuti a studiarla da noi... I nuovi direttori sono giovani e stranieri e c'e' l'impressione che siano stati nominati solo per il fatto di essere tali». Da segnalare, infine, la nomina di James Bradburne, ex direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, che guiderà la Pinacoteca di Brera.
Firenze. Svolta nei musei, con gli stranieri
Il ministro Franceschini ha annunciato la nomina di due tedeschi, Eike Schmidt e Cecile Hollberg, come direttori manager dei musei Uffizi e Accademia di Firenze. Il Bargello sarà guidato da Paola D'Agostino, un'italiana di ritorno dagli Stati Uniti. Le nomine sono state fatte in base a una riforma del ministero, che prevede la nomina di direttori manager giovani e stranieri. Le nuove nomine sono state accolte con entusiasmo da alcuni, ma con amarezza da altri, che hanno lasciato i ruoli. Il ministro ha sottolineato che le nomine sono state fatte con un alto valore scientifico. Alcuni hanno espresso preoccupazioni sulla mancanza di esperienze italiane tra i nuovi direttori.
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