La sua carriera in Comune inizia nel 1980. Porta i Clash in piazza Maggiore e poi colleziona incarichi dirigenziali nel settore cultura. Capo gabinetto del sindaco Vitali, Felicori partecipa a scelte politiche, finché il ruolo viene ridimensionato. Ma lui non fa mai mancare la sua voce critica. Forse avrebbe preferito la vicina Modena, la Galleria Estense (per la quale pure si era candidato) o la Galleria Borghese nella Capitale. Ma la nomina alla Reggia di Caserta, per Mauro Felicori, appare comunque una bella rivincita. Da sempre attivo nella vita cittadina (il suo primo incarico al Comune di Bologna risale al 1980 come consulente per le politiche giovanili, dall'86 occupa invece ruoli dirigenziali), appartiene a quella generazione di tecnici le cui azioni hanno spesso sconfinato nel campo delle decisioni politiche. Un ruolo che negli anni è stato via via ridimensionato. Anche se Felicori non ha mai rinunciato a dire la sua anche pubblicamente, sulle decisioni dell'amministrazione. Senza temere di muovere critiche. «Sottratto» alla sua più tenace passione, la cultura, dal 2011 è stato direttore ad interim del Settore Comunicazione, poi (incarico attualmente ricoperto) è passato al Settore Economia, dove però l'area del turismo è stata «esternalizzata» a Bologna Welcome e pure la comunicazione al marketing urbano è alla ricerca di nuove strade. Quando Palazzo d'Accursio ha pubblicato il bando per la direzione dell'Istituzione Musei (in seguito alla nomina di Gianfranco Maraniello al Mart di Rovereto), Felicori non si è fatto avanti. Aveva preso alla lettera il criterio che richiedeva competenza sull'arte contemporanea? O Bologna gli andava già un po' stretta? Certo è che l'idillio vissuto con Walter Vitali sindaco (di cui è stato capo di gabinetto) ormai era lontano. Dal 1980, quando fu il promotore del leggendario concerto del Clash in piazza Maggiore, Felicori si è mosso con molta agilità. A fianco di Walter Vitali per la costruzione di «Bologna 2000 Capitale della Cultura», ha seguito la progettazione della Manifattura delle Arti ed è stato tra i registi della movida bolognese tra gli anni Novanta e i primi Duemila. Con il sindaco Giorgio Guazzaloca venne trasferito ai progetti per la riqualificazione della Certosa, operazione del primo sindaco «non comunista» che qualcuno ha letto come un esilio. Felicori, invece, continua a fare della qualificazione della Certosa e del suo rilancio come monumento nazionale uno dei punti di forza del suo lavoro. Tornato poi alla guida del settore Cultura, è stato anche consigliere di amministrazione dell'Ater e della Fondazione Marconi. Dal 2009 al 2011 arriva una sovrapposizione di cariche: prima direttore ad interim del Museo Archeologico e direttore delle Istituzione biblioteche, poi capo dell'Area Cultura e direttore dell'Istituzione Musei. Sotto il commissario Annamaria Cancellieri, Felicori vestì in sostanza i panni di un assessore alla Cultura. Esperienza che, evidentemente, lo portò poi a ritenere che Bologna non avesse bisogno, appunto, di un assessore alla Cultura. Invece, con il sindaco Virginio Merola, arriva Alberto Ronchi. E Felicori non ha mai nascosto di disapprovarne molte scelte. Di sicuro Felicori è uno che non si ferma facilmente. Fedele a un'indole che da ragazzo lo portò a essere capo del movimento studentesco al Liceo Fermi e segretario della sezione universitaria del Pci fino al 1977. Denso è anche i curriculum extra istituzionale. Docente di gestione e organizzazione delle imprese culturali all'Alma Mater e autore di pubblicazioni in materia, è stato anche giornalista: vicedirettore della rivista La Città Futura a fianco di Federico Rampini (direttore Ferdinando Adornato) e cronista di Paese Sera.
Felicori alla Reggia di Caserta. I clash e Bologna 2000, epopea di un dirigente
Mauro Felicori inizia la sua carriera nel 1980 al Comune di Bologna, dove diventa consulente per le politiche giovanili e poi assume ruoli dirigenziali. Nel 1986, diventa capo gabinetto del sindaco Vitali, ma il ruolo viene ridimensionato. Felicori partecipa a scelte politiche e critica pubblicamente le decisioni dell'amministrazione. Nel 2011, diventa direttore ad interim del Settore Comunicazione e poi del Settore Economia, dove l'area del turismo è stata esternalizzata. Nel 2011, non si candida alla direzione dell'Istituzione Musei.
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