Rapporto della Uil Bac lancia l'allarme: questa estate i turisti potrebbero trovare le porte chiuse Musei italiani senza metà dei custodi Si allungano gli orati di apertura ma mancano 6 mila figure E' difficile immaginare il Colosseo con una porta chiusa e sbarrata che ne blocchi il sempre aperto ingresso. Così come sembra difficile immaginare, anche se è già quasi avvenuto non molto tempo fa, .che migliaia di persone si assembrino in fila a Firenze fuori degli Uffizi perché non c'è nessuno che gli apre. Eppure questi potrebbero essere gli scenari che il Belpaese potrebbe offrire nelle prossime settimane alle migliaia di turisti, anche stranieri, che si preparano a visitare per l'estate gli oltre 1.500 luoghi della cultura, tra musei, biblioteche, teatri e altro, sparsi nelle città d'arte italiane. Potrebbero trovare dei cartelli con su scritto: chiuso per carenza di organico. Ài beni culturali mancano infatti 6.327 addetti alla vigilanza, quasi la metà dei 12 mila che lo stesso dicastero oggi guidato da Rocco Buttìglione ha indicato, in un suo studio, essere necessari per garantire la gestione dei musei. La denuncia è stata lanciata dalla Uil Bac, il sindacato che riunisce i lavoratori dei beni e delle attività culturali aderente all'organizzazione guidata da Luigi Angeletti, che ha proclamato lo stato di agitazione nazionale e, per il 21 giugno, ha organizzato un'assemblea nazionale a Roma. Secondo i conti della Uil, il personale necessario a garantire le attuali aperture di musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche dovrebbe essere pari a circa 12.000 unità, contro le attuali 7.Q00, a fronte, tra l'altro, di un aumento degli orari di apertura al pubblico che, dal 2000, sono passati dalle 4 ore alle circa 10 ore giornaliere. Il sindacato denuncia inoltre che, a partire dal 2002, è stata avviata una progressiva riduzione del numero degli addetti che, tra l'altro, non prestano servizio esclusivamente presso le aree archeologiche o nei musei (circa 5.600), ma anche in archivi, biblioteche, istituti, gabinetti eccetera. Insomma, manca il personale di vigilanza e a rischio maggiore sono siti di prestigio e di richiamo internazionale: la Soprintendenza archeologica di Roma, Napoli e di Pompei, rispettivamente in rosso per 122, 308 e 486 unità, il polo museale di Firenze (- 460 addetti) e di Napoli (-416). Una parte degli addetti, secondo la Uil, però c'è, andrebbe solo «regolarizzata»: si tratta degli oltre 2.000 precari (1.419 lavoratori giubilari, 6 tecnici per la ricostruzione po-st sismica di Marche e Umbria e 658 assistenti tecnici museali), alcuni dei quali in servizio già da 6 anni; per questi lavoratori la Uil chiede l'inserimento con un decreto simile a quello adottato per i precari della protezione civile (decreto legge n. 90). «Del resto», dice Gianfranco Cerasoli, segretario generale della Uil Bac, «l'emergenza legata alla tutela degli scavi di Pompei, degli Uffizi,del-la Pinacoteca di Brera, del Colosseo, della Galleria dell'Accademia di Venezia, dei Bronzi di Riace ecc. non può essere considerata di secondaria importanza visto che siamo depo-sitari di un patrimonio unico e irripetibile». E dall'Europa si pensa al satellite. La soluzione alla questione potrebbe venire, via satellite, dall'Europa. All'inizio di quest'anno infatti una cordata italiana ha vinto la gara europea per l'implementazione, nel settore dei beni culturali, di Galileo, il progetto di navigazione satellitare, concorrente del Gps americano, finanziato dall'Ue e dall'Agenzia spaziale europea (Esa). Il progetto, denominato Cupis (Cultural space identifìcation system), consentirebbe, attraverso dei chip controllati via satellite e posizionati nelle opere d'arte e alle porte d'ingresso dei siti da controllare, di implementarne la «difesa» seguendone passo passo la collocazione con uno scarto, tra la posizione rilevata dal satellite e quella reale di circa uni metro. Non sì tratta di rinunciare del tutto alla presenza umana ma di ridurne l'utilizzo. Per mettere a punto l'intero sistema il consorzio italiano che si è aggiudicato la gara ha lanciato quattro progetti pilota, tre in Italia e uno ad Atene, tuttavia il sistema non potrà essere completamente operativo prima del 2008, quando si prevede entrerà definitivamente in funzione tutto il sistema Galileo.