Per Venezia Franceschini sceglie l'attuale direttrice dei musei civici veronesi VENEZIA. Paola Marini, veronese, 63 anni, storica dell'arte alla guida dei Civici musei d'arte di Verona, è da ieri il nuovo direttore delle Gallerie dell'Accademia, scelta dal ministro Dario Franceschini. «Notizia che mi è arrivata come una bomba, perché mi sentivo una outsider» dice lei, raggiunta al telefono mentre è diretta a Salisburgo per il concerto dei Wiener Philarmoniker. Con la riforma voluta da Franceschini lo scorso anno, le regole sono cambiate: non si sceglie più nel solo vivaio di dirigenti e funzionari statali. Per riconquistare il terreno perduto dai musei italiani contro quelli europei e internazionali, via libera a personalità di comprovata esperienza manageriale e solidità scientifica; anche stranieri. Così è stato, per esempio, per gli Uffizi a Firenze. La scrematura dei circa 1.200 curricula per i 20 musei leader italiani, invece, è opera del presidente della Biennale Paolo Baratta. Poi la scelta al ministro dei sette direttori di prima fascia (Accademia compresa) e a Ugo Soragni, direttore generale dei musei al ministero dei Beni culturali, degli altri 13. Franceschini per Venezia ha scelto Paola Marini, che aveva, tra gli altri, come concorrenti il canadese James Bradbourne, scelto per la direzione della Pinacoteca di Brera a Milano; la bolzanina Martina Bagnoli scelta per la galleria Estense di Modena, ma in lizza per quasi tutti i magnifici 20 musei; l'ex soprintendente di Venezia ora alla guida di Roma, Renata Codello. Uno dei pilastri della riforma Franceschini è la figura del direttore manager in grado di garantire autonomia finanziaria a ciascun museo, tra biglietti, donazioni o sponsorizzazioni private. Sul primo fronte Marini a Venezia arriva con il successo veronese della mostra su Paolo Veronese «L'illusione della realtà», che ha registrato 87 mila visitatori in 13 settimane lo scorso anno al Museo di Castelvecchio; risultato che fa dire al sindaco Flavio Tosi: «Nome di primissimo livello, è un riconoscimento della validità scientifica di tutto il suo operato a Verona. La città e l'amministrazione comunale perdono una preziosa collaboratrice». Ammessa al colloquio con un punteggio più basso di alcuni suoi concorrenti, ha il compito di portare a compimento il progetto delle Grandi gallerie, dopo il restauro firmato da Renata Codello e Tobia Scarpa e l'avvio del secondo progetto di collegamento. «Ho recuperato all'orale sorride la neo direttrice Marini - sapevo che c'era molto interesse per gli stranieri e nessuno ha usato i guanti di velluto in commissione. Alle Gallerie, mi sembra sia stato fatto un bel lavoro. L'operazione è un capolavoro in Italia; cosa che non è riuscita nemmeno a Brera, e che ora merita di essere completata con l'allestimento». I lavori per far dialogare la parte storica con la parte recuperata dopo il restauro, dovevano iniziare lo scorso anno. La Sacaim ha impugnato al Tar l'assegnazione dell'appalto vinto dal colosso delle coop emiliane Ccc e pure il secondo posto della cordata guidata dalla trevigiana Setten. Nove milioni di lavori fermi. «Completare il restauro della parte storica dice Marini - è una delle mie priorità. Spero che il Tar risolva velocemente il contenzioso. Poi bisogna organizzare gli uffici assieme al direttore del Polo museale regionale, il segretario generale, il direttore Soragni e il ministro. Tenere relazioni con i musei internazionali, le università, il Comune, la Curia». E l'aspettativa creata dalla figura del direttore manager? «Siamo tutti già un po' manager, senza scordare la propria professione». Le dà ragione Baratta, che commenta: «Ruolo da manager? Per carità! Qui si tratta di persone capaci di gestire un museo e contemporaneamente di cambiarlo. Se serve, fare fatturato ma conquistare autonomia culturale e scientifica».