«Più che contento sono onorato». Le prime parole di Sylvain Bellenger, neodirettore del Museo di Capodimonte, rubate a telefono mentre sta scendendo da un taxi a Chicago, danno l'esatta dimensione di un riconoscimento che sa di conquista professionale. Perché onorato? «È un privilegio per me avere una responsabilità così alta, ho una grande ammirazione per la città di Napoli, è la mia seconda città». Conosce Napoli? «Certo, qui ho vissuto per due anni e per venti anni non c'è stato un anno in cui non sia venuto almeno per una settimana. Posso raccontarle un aneddoto?». Prego, mi dica. «Quando sono arrivato a Chicago ho comprato per la collezione del museo un grande presepe napoletano del '700 che è diventato una tradizione. Una volta un famoso cittadino di Napoli che lavora a Chicago mi chiese di poter vedere il presepe, venne e diventammo amici. Era Riccardo Muti, si divertì molto perché io conoscevo Napoli meglio di lui». Come pensa di valorizzare Capodimonte? «Capodimonte è un posto meraviglioso che deve essere frequentato, i napoletani devono essere orgogliosi di avere uno tra i musei più belli del mondo. Chiederò un supporto internazionale, magari istituendo l'associazione degli amici americani di Capodimonte». Potrebbe coinvolgere anche il suo amico Riccardo Muti. «Certo, gli chiederò di darmi una mano napoletana nell'opera di valorizzazione». Cosa ne pensa della selezione del ministro Franceschini aperta anche a voi stranieri? «Aprire i musei alla competenza internazionale è stata la decisione più rivoluzionaria d'Europa». Quando si insedia? «Farò un salto a Napoli alla fine di settembre mentre all'inizio di ottobre è fissato l'incontro di tutti i nuovi direttori con il ministro».