Davanti al ministro Buttiglione il patriarca ha rilanciato il ruolo dei beni ecclesiastici Le istituzioni religiose chiamano la fondazione a un maggior coinvolgimento Venezia «Superiamo l'idea della chiesa come solo contenitore: apriamo oggi una strada per il futuro e la stabilità della Biennale». Questo, in prima sintesi, il messaggio lanciato ieri mattina dal patriarca Angelo Scola, durante l'inaugurazione dell'esposizione d'arte contemporanea: "Già e non ancora - artisti e liturgia oggi", ospitata nella chiesa di San lio ed organizzata dall'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale italiana e dal patriarcato di Venezia, nell'ambito degli eventi ufficiali della cinquan-tunesima Esposizione internazionale d'Arte. «Ritorniamo - ha proseguito Scola -ad una concezione artistica della committenza, utile alla vita della Chiesa ed al popolo di Dio, che nelle chiese sublima la sua esistenza. La chiesa come spazio vitale e non di permanente archeologia. Perciò la presente iniziativa non costituisce una nicchia che uomini di Chiesa hanno tentato a fatica di ricavare nel magma inquieto e vulcanico della Biennale veneziana, impasto di arte e di feste. Al contrario: qui la Biennale perde il carattere di un semplice happening straordinario e cerca la strada per diventare dimensione stabile della vita veneziana. Tutti noi sappiamo quanto Venezia abbia bisogno anche dell'arte per vivere come città fatta di soggetti popolari stabili, quali, grazie a Dio, si incontrano ancora nei sestieri più periferici ma più creativi». «Le opere qui esposte - ha proseguito il cardinale - si situano in continuità con tutte le altre della Biennale perché incontrano gli interrogativi che le attraversa tutte in maniera più o meno riuscita, ma per il modo con cui è stata voluta, creata e sarà valorizzata, questa esposizione è antesignana di una strada carica di speranza per il futuro. La straordinaria vicenda artistica sviluppatasi lungo i secoli nelle chiese cristiane non si spiegherebbe al di fuori di una profonda ragione eucaristica. Il rapporto tra arte e liturgia pertanto non è estrinseco, ma intimo e profondo, starei per dire costitutivo; iniziative come questa lo esaltano in maniera acuta». Alla presenza del ministro Rocco Buttiglione e signora, l'introduzione è stata affidata a don Gianmatteo Caputo, direttore della sezione promozione dell'Ufficio beni culturali del patriarcato e responsabile del progetto, al quale ha fatto seguito l'intervento di don Stefano Russo, direttore dell'Ufficio nazionale della Cei per i beni culturali. Infine, gli interventi dei curatori della mostra: mons. Giancarlo Santi, padre Tito Amodei, prof. Giovanni Bonanno, prof. Andrea Del Guercio, padre Adriano Di Bonaventura. «L'esposizione - ha detto Caputo - è allestita qui, all'interno della chiesa di San lio, luogo di culto storico della città, per ribadire la testimonianza della costante necessità di adeguare gli spazi e gli arredi delle chiese alla liturgia». Così, le stesse opere sono state realizzate dai 12 artisti italiani prescelti considerando il preciso contesto storico, artistico e architettonico nel quale sarebbero poi state esposte al pubblico. Accanto all'entrata è stato realizzato anche un chiosco interattivo, con immagini di Madre Teresa di Calcutta, perché i santi - come è stato detto - non appartengono solo al passato ma alla nostra vita attuale. L'esposizione è vi-sitabile fino all'8 ottobre.
Scola: Guardate anche alle chiese
Ieri mattina, il patriarca Angelo Scola ha lanciato un messaggio durante l'inaugurazione dell'esposizione d'arte contemporanea "Già e non ancora - artisti e liturgia oggi" nella chiesa di San lio a Venezia. Scola ha sottolineato il ruolo dei beni ecclesiastici nella vita artistica e culturale della città, e ha chiesto un maggiore coinvolgimento delle istituzioni religiose nella fondazione della Biennale. Il patriarca ha anche sottolineato l'intimità tra arte e liturgia, e ha espresso la speranza che l'esposizione possa diventare una dimensione stabile della vita veneziana.
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