L'età da sola non conta, serve molto l'esperienza. E Gabriel Zuchtriegel, dall'alto dei suoi 34 anni appena, dice di averne acquisita tanta anche grazie alle frequentazioni di studio e di lavoro in Italia. Direttore degli scavi di Paestum è una bella sfida. Come l'ha presa? «Ho fatto un concorso, sapevo di essere tra gli ultimi cento candidati. Sono onorato di quest'incarico». Conosce Paestum? «Ci sono stato varie volte e ho studiato molto il sito. Ho presentato anche alla commissione della selezione un po' di idee generali». Ad esempio? «Forse è un po' presto per parlarne, vorrei prima affrontare l'argomento con tutti quelli che a vario titolo si occupano di Paestum». Che fa, convoca un tavolo? «È importante la collaborazione non solo tra archeologi ma anche con i vari enti locali. Credo molto nella sinergia e nella strategia comune». Ma lei la Tomba del Tuffatore all'Expo di Milano l'avrebbe mandata? «Non mi permetterei mai di giudicare una scelta, dico però che è stata una buona pubblicità. Anche se ritengo che vadano valorizzati tutti i materiali che sono nei depositi del Museo nazionale». Nuove campagne di scavo all'orizzonte? «Sì, ma innanzitutto nei depositi dove ci sono autentici tesori che dovrebbero essere schedati e pubblicizzati. Spero in un futuro non troppo lontano di poterli mettere in mostra, hanno un grande valore scientifico anche per il pubblico». Perché un tedesco alla guida di Paestum, non c'era un italiano altrettanto capace? «In Italia c'è grande capacità e volontà di fare, io non vengo qui per insegnare ma per imparare, per ridare all'Italia tutto ciò che ho finora avuto in termini scientifici. E poi vivo in Italia con la famiglia dal 2012, consentitemi di dire che mi sento anche un po' italiano».