A Capo di Bove sono raccolti e consultabili gli articoli, i libri, l'archivio, tutte le battaglie di mio padre Antonio per la difesa del patrimonio. Qui batte uno dei cuori di Grab, il raccordo delle bici. E forse anche grazie al Grab l'Appia Antica potrebbe tornare regina e diventare il nostro «Cammino», la via italiana verso le terre del sud-est e le meraviglie nascoste dell'oriente mediterraneo. Un'idea si aggira per le strade di Roma. Un'idea coraggiosa: circumnavigare la città eterna, i suoi sette colli e il suo indomabile traffico, in bicicletta. Ma c'è di più. Si è messa in testa di farlo unendo tutti i suoi spazi verdi e liberi dalle macchine: parchi, ville storiche, isole pedonali, argini fluviali e piste ciclabili. Qualcuno gli aveva detto di lasciar perdere, che il pedonale a Roma ha sempre avuto vita difficile e quel ciclabile che tutto sommato ancora resiste è quotidianamente umiliato dall'incuria e dall'abbandono. Ma lei ha tirato dritto. Ha guardato negli occhi la sua città e gli ha dato fiducia. Sopralluoghi, mappature, incursioni notturne, marce trionfali e repentini cambi di rotta. «Roma se la merita un'idea così» ha cominciato a ripetere, come un mantra. «Anche noi ce la meritiamo», le hanno risposto migliaia di cittadini, i volontari delle associazioni (da VeloLove a Legambiente) che hanno ideato il Grab, persino qualche funzionario pubblico malato di entusiasmi comunitari: tutti assieme l'hanno sorretta e aiutata nell'impresa. Sotto le ruote della sua bici la città sembrava risvegliarsi, ritrovare la voglia di alzarsi in piedi e di respirare. E così, giorno dopo giorno, albero per albero, pedalata su pedalata, con la tenacia di un esploratore e la pazienza di una tessitrice, ha cucito il suo periplo cittadino. «Che ve ne pare?», ci ha chiesto mostrando il suo corpo tracciato a vari colori sulla mappa della Capitale. Siamo rimasti in silenzio. Una stella a quattro punte, come un prezioso intarsio, pulsava tra i confini acquei del Tevere e dell'Aniene. Una città nella città. Un'idea in un labirinto. «Ci vuole un nome» hanno cinguettato Emma e Diego, i miei nipoti, imbracciando i monopattini. «Un nome, un nome» gli hanno fatto eco uno stuolo di ragazzini in bicicletta. «Ce l'ho!» ha esclamato un ragazzo con un camaleonte rosa tatuato sul braccio. «Spara» gli ha gridato lei. «Grab! Il Grande Raccordo Anulare delle Bici». «Bello. Mi piace», ha detto.«Sì. Chiamatemi Grab». Grab: circa duecento chilometri via dalle auto, dagli autobus, dai giganteschi pullman. Via dai parcheggi, dagli ingorghi, dalla puzza di smog. Sembrava impossibile eppure ce l'ha fatta. Quasi. Da Ponte Mammolo al Ghetto, nell'emisfero Nord passando per Villa Ada, Villa Borghese, lambendo la moschea e i morbidi volumi del MAXXI si può viaggiare sempre a piedi o in bicicletta con solo tre grandi attraversamenti. Nell'altra direzione saltare le consolari è impossibile, gli attraversamenti sono molti di più, ma il risultato non è da buttar via. Anzi. Il cuore di Grab è proprio qui. Appena sotto la sua punta occidentale. Accanto al Tevere. «Sì anche le idee hanno un cuore. Talvolta più di uno. E tu dovresti saperlo» mi ha sussurrato cominciando a pedalare. «Seguimi. Guarda qui: dall'Arco di Costantino al Circo Massimo alle Terme di Caracalla. Allarghiamo i marciapiedi, li liberiamo dai pullman turistici, magnifichiamo le prospettive. Pensa: partire dal centro storico di Roma come partivano i grandi e piccoli viaggiatori della storia». Poi le torri e il museo di Porta San Sebastiano e siamo sull'Appia Antica. «Possiamo ridare ossigeno e dignità ad uno dei parchi archeologici più straordinari del mondo. La Grande Bellezza è qui. Il nostro futuro è qui, sotto queste pietre. Dobbiamo organizzare il Ciclo Gran Tours dal Colosseo a quella meraviglia quasi ignorata del Circo di Massenzio. E invitare i pellegrini del Giubileo a camminare nella sacra bellezza della Regina Viarum: l'agro pastorale della Caffarella, il verde ninfeo di Egeria, i mosaici della villa dei Quintili, il parco degli Acquedotti». Grab mi ha lasciato all'altezza di Capo di Bove, la magnifica villa di un produttore anni '60, con tanto di parco, terme e cisterna romana, che la sovrintendenza alcuni anni fa ha acquistato e restituito al pubblico. Qui sono raccolti e consultabili gli articoli, i libri, l'archivio, tutte le battaglie di mio padre Antonio per la difesa del nostro patrimonio artistico e naturale. Qui batte uno dei cuori di Grab. La seguo allontanarsi e continuare il suo periplo, leggera e testarda e coraggiosa. Forse anche grazie a lei l'Appia Antica potrebbe tornare ad essere una regina e diventare il nostro «Cammino», la grande via italiana verso le terre del sud-est e le meraviglie nascoste dell'oriente mediterraneo. Ce la farà?
Sogno l'Appia che immaginava mio padre
Un'idea coraggiosa per Roma: circumnavigare la città eterna in bicicletta. Un'idea coraggiosa: unire tutti i suoi spazi verdi e liberi dalle macchine: parchi, ville storiche, isole pedonali, argini fluviali e piste ciclabili. Il progetto, chiamato Grab, è stato ideato da una donna che ha guardato negli occhi la sua città e gli ha dato fiducia. Sotto le ruote della sua bici la città sembrava risvegliarsi, ritrovare la voglia di alzarsi in piedi e di respirare. Il progetto ha coinvolto migliaia di cittadini, i volontari delle associazioni e alcuni funzionari pubblici.
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