Il nuovo direttore di Brera: ricavi, il rapporto tra pubblico e privato va riequilibrato «Vorrei ristabilire un legame speciale tra Brera e il cuore dei milanesi: dobbiamo invitare le persone a tornare alla Pinacoteca». Così il neo direttore anglo-canadese James Bradburne. Dove reperire le risorse? «La sfida è aumentare i ricavi che non provengono dal pubblico, portando gli sponsor dal 15 al 25 per cento». «Vorrei ristabilire un legame speciale tra Brera e il cuore dei milanesi, perché dobbiamo invitare le persone a tornare alla Pinacoteca»: James Bradburne, fresco di nomina alla Pinacoteca di Brera, è uno dei venti nuovi direttori-manager scelti dal ministro alla Cultura, Dario Franceschini. Anglo-canadese, 59 anni, museologo e manager culturale, per quasi dieci anni alla guida di Palazzo Strozzi, Bradburne è entusiasta. «Non potrei essere più felice. Era la mia prima scelta. È una sfida che voglio assolutamente affrontare». Quali sono le sue priorità? «La collezione è di sicuro sotto valorizzata. La mia priorità allora, come museologo, è riportare l'attenzione sulla collezione permanente. Una collezione da sogno. La sfida è renderla più accessibile, vitale, dinamica, "friendly". Rimettere in evidenza capolavori come lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, riproporre le opere nella loro autenticità, renderle nuovamente nella loro contemporaneità. Altrimenti, sarebbe una sconfitta». C'è chi critica per la scelta di nomi stranieri. «Se la questione è che ci sono tante eccellenti risorse interne, credo che l'osservazione sia giusta. In questo caso, però, i nomi stranieri credo siano stati scelti perché in possesso di maggiore esperienza di gestione in contesti di governance autonome». Qualcosa che la spaventa? «No. Ho una grande speranza: l'autonomia. Senza, i problemi che Brera deve affrontare non si risolverebbero. Se non ci fosse stata questa novità, che è una grande opportunità, non avrei mai accettato». Non teme la burocrazia? «No. E vorrei far notare che sono in Italia da dieci anni e ho guidato musei in cinque Paesi europei. Il governo ha identificato la chiave per la rivalorizzazione del sistema museale nell'autonomia. E se, come penso, sono sinceri in questo, sono sicuro che avrò pieno sostegno. Non mancheranno possibili frizioni: con ministero, personale, sindacati. Non sono ingenuo, ma convinto che l'autonomia aiuterà in queste sfide». Il progetto Grande Brera? «Non posso esprimermi, devo prima ascoltare. Appena a Milano, dopo l'estate, incontrerò Sandrina Bandera (a lungo a capo di Brera, ndr ) e tutti gli stakeholders: la collaborazione sarà fondamentale. Certo, ci sono problemi di spazio che impediscono di valorizzare tutto il patrimonio, ma ci possono essere diversi approcci. Non ho ricette, voglio prima capire. E l'autonomia ci offrirà la possibilità di sperimentare per arrivare a una risposta definitiva». E con le risorse? «La sfida è aumentare i ricavi che non provengono dal pubblico. Si deve immaginare di far crescere le altre fonti di entrate, portando i ricavi propri dall'attuale 10 al 20 e gli sponsor dal 15 al 25. Così, il quadro sarebbe più stabile e sostenibile. Ma non può esistere futuro senza l'impegno del pubblico».
Milano, Brera. Così cambierò la Pinacoteca
Il nuovo direttore di Brera, James Bradburne, è un museologo e manager culturale inglese-canadese. Ha 59 anni e ha guidato Palazzo Strozzi per quasi dieci anni. Bradburne è entusiasta della sua nuova posizione e vuole ristabilire un legame speciale tra Brera e il cuore dei milanesi. La sua priorità è riportare l'attenzione sulla collezione permanente, renderla più accessibile e dinamica. Bradburne vuole aumentare i ricavi che non provengono dal pubblico, portando gli sponsor dal 15 al 25% e aumentando le entrate da altre fonti. L'autonomia è la chiave per la rivalorizzazione del sistema museale, secondo Bradburne.
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