Il cubo in cemento sui giornali di tutta Italia. Accanto al ponte di Calatrava, nella curva dove finisce il Canal Grande, il proprietario dell'hotel Santa Chiara - nonché da molti anni presidente dell'Associazione pubblici esercizi Elio Dazzo - ha scoperto in pieno agosto la sua "creatura". Realizzata con tutti i timbri necessari, autorizzazioni e permessi. Che adesso ha fatto esplodere la polemica. Sembra incredibile, eppure il nuovo edificio costruito a fianco dell'antico hotel Santa Chiara è stato approvato da tutti gli enti deputati. Soprintendenza e Commissione di salvaguardia - di cui tra l'altro faceva parte il progettista Antonio Gatto - Edilizia privata, Urbanistica. Ricorsi, varianti, carte bollate. E alla fine Dazzo l'ha spuntata. Il via libera risale a sette anni fa, quando il consiglio comunale autorizzò anche - con il parere contrario dell'assessore all'Urbanistica Gianfranco Vecchiato e quello favorevole dell'ex sindaco Massimo Cacciari - la realizzazione di un parcheggio sotterraneo dell'hotel. «Beh, non è peggio di quello che c'era prima», commenta un po' seccato l'ex sindaco filosofo. In realtà si tratta di un edificio che ben poco ha a che fare con gli edifici circostanti che affacciano sul Canal Grande, in particolare proprio con l'ex convento gotico di Santa Chiara. Che adesso è collegato al nuovo edificio. Questione economica, per l'albergatore-esercente, che ha realizzato in città molte altre operazioni del genere. Uno "scempio" secondo critici dell'arte e intellettuali che protestano da tutto il mondo. Discutibile la forma, ma anche i materiali usati. Niente mattoni e niente tegole, come in tutti gli edifici vicini. «Ce lo ha imposto la Soprintendenza», dicono adesso i protagonisti. Si sapeva che l'edificio sarebbe stato un "pugno nell'occhio", pur nella modernità del vicino piazzale Roma. Ma adesso, tolto il "velo", la realtà ha superato l'immaginazione. Il ministro dei Beni culturali ha chiesto la documentazione per verificare la legittimità degli atti. Più accomodante il sindaco Brugnaro, che pure in questo caso non ha responsabilità diretta dell'iter che ha portato alla realizzazione dell'edificio. «Con tutti i problemi che abbiamo...», dice. E il cubo resta là. Comitati e associazioni preparano l'offensiva, pur sapendo che è una strada in salita. «Faremo una campagna in tutto il mondo per invitare la gente a non andarci», dicono. Altri pensano a nuovi ricorsi. Ma i giudici del Tar hanno già dato ragione a Dazzo, nella sua trentennale causa contro il Comune che aveva utilizzato una parte dei suoi terreni per il nuovo piazzale Roma. In cambio, è arrivato il via libera al cubo di cemento. Dall'epoca del fascismo non si costruivano edifici del genere nella città storica. Impattanti e nemmeno "firmati" da archistar.(a.v.)
VENEZIA - Cubo di Santa Chiara, comitati all'attacco
Il proprietario dell'hotel Santa Chiara, Elio Dazzo, ha realizzato un edificio in cemento a fianco dell'hotel, che è stato approvato da tutti gli enti deputati. Il nuovo edificio è stato realizzato con tutti i timbri necessari e permessi, ma ha fatto esplodere la polemica tra critici dell'arte e intellettuali che lo considerano uno "scempio". La Soprintendenza ha imposto l'uso di materiali diversi da quelli utilizzati negli edifici circostanti, come mattoni e tegole. Il ministro dei Beni culturali ha richiesto la documentazione per verificare la legittimità degli atti.
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